“Lo schermo televisivo, ormai, è il vero unico occhio dell’uomo…” – VIDEODROME (1983)
Così come le telecomunicazioni e l’infittirsi della capillarità dell’informazione nelle nostre vite sono aumentate esponenzialmente negli ultimi decenni, così quella che poteva essere una visione distopica della realtà mezzo secolo fa è divenuta esponenzialmente sempre più un’interpretazione attuale della stessa.
Giacché non basterebbe un intero giornale a elencare questi esempi, parleremo in quest’articolo di quello che sicuramente è fra i più rilevanti.
E’ il 4 febbraio 1983 quando nelle sale viene proiettato per la prima volta al pubblico il lungometraggio firmato David Cronenberg: Videodrome.
In italiano potremmo parlare di un’arena di video, un’arena di informazioni, dove oggi più che mai il lettore o l’ascoltatore che sia, si trova a combattere per la stessa interpretazione della realtà armato di solo zapping.
“La lotta per il possesso delle menti, in America, dovrà essere combattuta in una videoarena, col videodrome. Lo schermo televisivo, ormai, è il vero unico occhio dell’uomo. Ne consegue che lo schermo televisivo fa ormai parte della struttura fisica del cervello umano. Ne consegue che quello che appare sul nostro schermo televisivo emerge come una cruda esperienza per noi che guardiamo. Ne consegue che la televisione è la realtà e che la realtà è meno della televisione.”
Così parla un enigmatico direttore mediatico, il dott. O’Blivion in una celebre scena del film che risulta oggi più attuale che mai.
Infondo è oggi e non ieri nel ’83 che i nostri occhi sono più che mai proiettati su uno schermo, che le esperienze che ricerchiamo sono strettamente legate ai “trend” sponsorizzatici da un qualche “influencer” e che è dall’interno di una stanza che ci vengono fornite le informazioni su tutto ciò che accade fuori.
Altro tema importante e sempre attuale trattato dal regista è il come combattere in questa arena mediatica, come riconquistare la nostra realtà, la nostra dimensione.
Tema affrontato dal protagonista in un modo che rimanda alle tre metamorfosi dello spirito nietzschiane (Dromedario, Leone e Fanciullo).
Ossia, in primo luogo il protagonista sarà manipolato dalle informazioni ma al contempo farà di loro tesoro; sarà un dromedario che carica su di sé i pesi senza esitare.
In secondo luogo il protagonista raggiungerà quella che nel film viene chiamata “La nuova carne”, ossia la consapevolezza che siamo noi stessi alla fine a decidere cosa ascoltare e cosa no, e di fatto cosa è reale e cosa non lo è.
E’ qui che abbiamo quindi la seconda metamorfosi dove il dromedario diventa il famoso leone che al “Tu devi!” contrappone il suo “Io voglio!”.
Arriviamo dunque al punto in cui il protagonista è pronto per un ultimo passo, ossia il lasciarsi alle spalle quest’arena, questa contrapposizione fra dovere e volontà, fra ciò che ci viene detto e ciò che scegliamo di credere e finalmente tornare fanciulli e fare esperienza della realtà attraverso un semplice e leggero: “Io sento!”
E allora in conclusione a cosa siamo richiamati oggi che tutto ciò è più attuale che mai?
Siamo richiamati a tornare a credere, nei limiti razionali, alla nostra visione della realtà, alle nostre percezioni, perché per quanto si può essere oggettivi non sarà mai una la verità dei fatti, in quanto l’uomo può percepire e non vedere vividamente la realtà.
Infondo se la verità oggettiva fosse una e visibile a che servirebbero tutte queste testate giornalistiche?
Quindi non limitatevi a leggere, ma siate anche voi giornale e notizia, perché voi non siete solo lettori, siete storie da raccontare.

