LE “NUOVE LEVE” DEL CLAN DI CAMORRA SCAFATESE

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Il clan Loreto-Ridosso a Scafati esiste ancora. E la sua presenza, oltre che pressione, esiste ed è “elevata”. Sono le prime riflessioni che scaturiscono dall’operazione della DIA, dietro coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, che all’alba di ieri ha fatto scattare le manette per quattro persone: Giovanni e Giuseppe Fusco, padre e figlio, commercianti,  Raffaele Esposito e Alessandro Maddaloni. Tutti e quattro sono accusati di avere collegamenti con elementi di spicco della camorra scafatese. “Giovani leve” che avrebbero tentato una “scalata criminale” per imporsi quali nuovi referenti del clan e che si sarebbero fatti largo nella gestione degli affari, solo dopo l’arresto degli esponenti storici del clan. Importante, ai fini investigativi, la collaborazione con gli inquirenti del boss Alfonso Loreto.

Le loro vittime erano imprenditori della zona, minacciati di morte e destinatari di richieste estorsive, oltre che di botte, in caso di rifiuto. Le indagini sono scaturite a seguito della denuncia di due fratelli imprenditori il 17 giugno scorso, titolari di una società di trasformazione e vendita di prodotti ortofrutticoli. Oggetto del contendere un terreno di 1000 metri quadrati, acquistato dagli stessi per 32.500 euro.

Ai carabinieri, i due hanno raccontato che i coniugi dai quali avevano acquistato il terreno, avevano ricevuto la visita di un ex dipendente comunale di Scafati in pensione, il quale avrebbe riferito che avrebbe fatto di tutto per togliere ai due fratelli (cioè a loro, ndr) il terreno acquistato. Il giorno dopo infatti, uno dei due ricevette la visita di Giovanni Fusco e Alessandro Maddaloni. I due minacciarono di morte gli imprenditori nel caso si fossero rifiutati di cedere quel terreno. «Ti sei comprato il terreno di Antonio, o me lo dai o me lo restituisce per forza se no ti uccido a te e a tuo fratello». Prima di andare via, Fusco mostrò a mò di intimidazione il calcio di una pistola custodita tra i pantaloni. Poco prima di quell’episodio, il figlio di Fusco, Giuseppe, aveva schiaffeggiato un dipendente dell’azienda di uno dei due fratelli.

Le indagini dei carabinieri partirono dopo la prima denuncia, alla quale seguirono poi nuove integrazioni, caratterizzate da omissioni e approcci timorosi da parte di alcune delle vittime, spaventate per le loro attività ma soprattutto per i propri familiari. Le minacce di alcuni del gruppo, infatti, sarebbero continuate anche dopo. Anche stavolta uno dei due fratelli fu “intimorito” da Giovanni Fusco. In una nuova circostanza infatti, una delle vittime raccontò ai carabinieri di aver visto una Renault Clio sulla quale viaggiava proprio Fusco, il quale gli tagliò prima la strada per poi seguirlo – effettuando strane manovre fino ad allontanarsi.

Nel decreto di fermo, il pm della Dda Vincenzo Montemurro ha sottolineato tra i profili, quello di Giovanni Fusco. Di “indole violenta”, vanterebbe un forte legame con il clan Loreto-Ridosso, oltre che a essere impegnato a impartire direttive e ordini agli altri. Insieme all’episodio della pistola e dell’auto, gli investigatori hanno messo insieme altre circostanze intimidatorie perpetrate a danno delle vittime. L’irruzione nel piazzale dell’impresa dei due fratelli imprenditori, da parte di Giovanni Fusco e Raffaele Esposito. Il primo avrebbe schiaffeggiato anche un’altra persona, la cui colpa era quella di aver fatto da mediatore nella compravendita per l’appezzamento di quel terreno. In quel momento, era presente anche la madre dei due titolari sul posto, la quale fu minacciata esplicitamente. Le visite del gruppo sarebbero state tuttavia continue. Come quella scorazzata con motorini eseguita sempre nel piazzale dell’azienda di uno dei due imprenditori, al fine di spaventare chiunque vi fosse presente. La cessione forzata di quel fondo fu avanzata anche da un uomo, al momento ancora non identificato. Ai quattro viene contestato il 416 bis, l’associazione a delinquere di stampo camorristico.