Le idi di marzo sono una data dell’antico calendario romano, diventata celebre perché fu quella in cui, nel 44 a.C., venne ucciso Giulio Cesare. Molti dipinti e opere d’arte hanno fatto riferimento alle idi di marzo nel titolo o come momento chiave della narrazione, dal Giulio Cesare di Shakespeare alla poesia Idi di marzo del poeta greco Costantino Kavafis (e a un film del 2011 diretto da George Clooney).
“Idi”, idus in latino (femminile plurale, della quarta declinazione), era il nome con cui venivano indicati i giorni più o meno a metà di ciascun mese del calendario romano.
Oggi abbiamo altro, metaforicamente, da uccidere. Il virus, innanzitutto. Ma anche la paura, l’indifferenza, il menefreghismo, i comportamenti sbagliati. Intanto il virus ha fatto prima di noi, pugnalandoci alle spalle, in maniera subdola, costringendoci a cambiare stili di vita, abitudini, a chiudere e a chiuderci. La pugnalata però c’ha ferito, non ucciso.
Come cantavano una volta, domenica è sempre domenica. Anche se quel che abbiamo intorno oggi sembra dimostrare il contrario. Niente struscio, niente aperitivo, niente messe, niente gossip all’aperto, niente dolci, niente ristoranti, niente partite, niente camminate. Restano ragù, sigarette, giornali, libri e televisione oltre ai farmaci naturalmente-
Ma le nostre domeniche torneranno, statene certi. Non sappiamo esattamente quando ma torneranno e magari ne approfitteremo per impiegare meglio e diversamente il tempo che abbiamo davanti.
Tu quoque, Brute, fili mi! Ora vien voglia a tutti di gridare alla Giulio Cesare, come se qualcuno c’avesse tradito, il mondo intero, il pericolo, lo straniero, il vicino di casa, l’untore. Torneranno altre parole, che risaneranno le ferite. Ad esempio quelle di Cicerone.
I pensieri che vengono in un secondo momento di solito sono più saggi. (Posteriores enim cogitationes sapientiores solent esse)

