L’Atalanta sta alla Juve come la Lazio sta all’Inter. Invece il Napoli…

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A San Siro Inter avanti subito con Lautaro ma ripresa nel secondo tempo da Gosens. A 2’ dalla fine, Handanovic para un rigore a Muriel e salva i nerazzurri di casa, già salvati nel primo tempo da un possibile altro rigore dal mancato ricorso di Rocchi al controllo Var con Irrati. La squadra di Conte si porta momentaneamente a +1 sulla Juventus, in attesa della risposta dei bianconeri, che vincendo contro la Roma si prenderebbero la vetta e il titolo di campioni d’inverno. Al netto di quel che accadrà domani sera a Roma, se non le gerarchie, son chiare le caratteristiche peculiari del quartetto di testa. L’Atalanta di Gasperini sta alla Juve di Sarri come la Lazio di Inzaghi sta all’Inter di Conte. Spieghiamoci meglio, magari il campionato lo potrà vincere pure l’InterLazio ma il gioco vero è quello della JuveAtalanta. Nel calcio, come nella vita, le squadre e le persone destinate a grandissime imprese – per le grandi imprese basta meno – è necessario che debbano prendersi rischi. Le squadre di Sarri e Gasperini son disposte a prendere qualche rischio e qualche gol in più. Ma tentano sempre di imporre gioco agli avversari, la Juve ovviamente soprattutto con la qualità straripante dei singoli interpreti, l’Atalanta con un collettivo strepitoso. Alzare e ritmare il pressing, non buttarla via mai, alternare lungo e corto, tocchi unici ripetuti come sinfonia, fare del centrocampo l’Eden dove oltre al serpente con la mela avvelenata della ripartenza c’è pure il Dio dell’eterna felicità calcistica. Conte e Inzaghi giocano essenzialmente su ottimi meccanismi difensivi e su attaccanti che abbinano quasi alla perfezione velocità e fisicità. in Italia può andare non bene ma addirittura benissimo, per buttarla banalmente in paragone politico c’è la stessa differenza tra politici-amministratori e statisti-leader. In Europa occorre altro, non a caso Juve e Atalanta sono agli ottavi di Champions mentre l’Inter non c’è più e la Lazio ha sofferto pure in Europa League. Il paradosso è il Napoli, ossia l’eccezione che conferma la regola – ancora in corsa in Europa ma fallimentare in Italia. Ma qui l’eccezione fondamentalmente è dovuta a De Laurentiis detto Aurelio, bravo a costruire dal nulla e bravissimo però a distruggere tutto.