L’area di Largo Maradona, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ha abbassato le serrande. Ma questa volta – precisano i gestori – non si tratta di un intervento delle autorità, bensì di una decisione autonoma dei proprietari.
A comunicarlo è la famiglia che da anni cura e gestisce il luogo diventato simbolo della devozione popolare per Diego Armando Maradona, meta quotidiana di turisti da tutto il mondo.
“L’area è una proprietà privata – spiegano – ed è stata chiusa per nostra volontà, non su ordine di autorità o enti esterni. Purtroppo le istituzioni non ci hanno ancora consentito di ottenere un permesso che ci permetta di operare regolarmente per l’intera giornata. Eppure, grazie al lavoro e alla dedizione di mio padre e della mia famiglia, questo spazio è diventato uno dei luoghi più iconici e visitati di Napoli”.
La famiglia sottolinea di aver sempre agito nel rispetto delle regole:
“Paghiamo le tasse, siamo iscritti a INPS e Camera di Commercio, la nostra merce è tutta fatturata e i dipendenti sono assunti regolarmente. L’unico ostacolo è che la licenza che ci è stata concessa è di tipo itinerante, quindi non ci consente di restare fermi, anche se la nostra attività è stabile da anni”.
Da qui, l’appello accorato alle istituzioni locali:
“Chiediamo un confronto e una soluzione concreta. Non vogliamo aggirare le regole, ma poter lavorare nel pieno rispetto della legge. Se chiudiamo noi, non si ferma solo la nostra famiglia: si spegne un intero quartiere, fatto di persone, artigiani e piccoli commercianti che vivono anche grazie a questo flusso di visitatori”.
Il messaggio si conclude con parole che pesano come una dichiarazione d’intenti:
“Stavolta, Largo Maradona non lo riapriremo più per scelta nostra. Ma speriamo ancora che qualcuno, finalmente, ci ascolti”.
L’icona di Diego Maradona, che continua a richiamare migliaia di appassionati e curiosi, rischia così di rimanere senza il suo presidio storico. Un simbolo che, più di un semplice punto turistico, rappresenta una parte viva e autentica dell’identità napoletana.

