L’Angolo della Lettura: Sciascia e le sue analisi sulla Sicilia … o forse sulla società

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L’estate è la stagione ideale per leggere o riguardare storie e autori particolarmente pregnanti nella produzione letteraria che ripercorre le tappe della  nostra cultura peninsulare.

“A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia, Adelphi Editore, il merito di catapultare il lettore in una realtà cruda quanto irritante di una Sicilia ambigua, ammiccante e rigidamente strutturata in schemi dai quali prendere le distanze non risulta essere impresa di poco conto.

C’è qualcosa di immutabile nella storia proposta da Sciascia, narratore di vicende che contribuiscono a descrivere la sua stessa fisionomia di scrittore, impegnato nella denuncia sociale di quei mali della Sicilia sempre attuali e difficili da estirpare.

Nella sua produzione, appare l’impegno civile anche nel mostrare l’oscurantismo presente nei circoli dei notabili, elemento del racconto, quasi sempre parte di un processo narrativo itinerante.

Il romanzo, pubblicato nel 1966, ambientato in un paesino dove la riservatezza è un’utopia, un farmacista e un avvocato vengono uccisi durante una battuta di caccia, senza un’apparente ragione.

Unico elemento dal quale far partire le indagini, la lettera minatoria ricevuta dal farmacista poco tempo prima dell’omicidio, liquidata da tutti come uno scherzo di dubbio gusto e, interpretata come il “vezzo” di chi non possiede atri mezzi per sfogare la rabbia, la cui origine è un tradimento subito.

Il prosieguo vede un professore di Liceo che per curiosità intellettuale si frappone tra le macchinose dicerie di paese che circolano sulle vittime e i reali motivi che si radicano nelle scelte criminose che spingono all’omicidio.

La pratica con il cicaleccio di ipotesi e illazioni affascinano l’ignaro individuo che, suo malgrado, viene a trovarsi in un groviglio di inespressi interessi che lo condurranno verso un esito ignoto e raccapricciante.

I racconti di Sciascia sono analisi sociologiche, che trovano realizzazione in dialoghi frequenti con una certa dose di amenità e, aprono un varco per comprendere un modo di stare al mondo che stritola chi non vuole o non riesce a sentirlo come proprio e, diventa riferimento per chi riesce a sguazzarci dentro con leggiadria.

Per cui tutti sanno, nessuno sa, tutti parlano, tutti tacciono, tutti si adeguano a quella che sembra l’unica possibilità per vivere come fan tutti, mortificando qualunque critica che esponga al giudizio preceduto dal rimprovero e succeduto dal biasimo sociale.

Il tema è fortemente sentito dallo scrittore che già, seppure in forme differenti, ne aveva riferito al pubblico con “ Il giorno della civetta” del 1961, da cui fu tratta una trasposizione cinematografica come nel caso di A ciascuno il suo.

Il racconto è per il lettore immaginazione che diventa tangibilità preannunciata in un susseguirsi di affettate relazioni che agitano sentimenti inespressi.