L’ambiente di apprendimento nella “Buona Scuola”

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La Biblioteca comunale “R. Pucci” di Nocera Inferiore ha ospitato il dibattito sulla gestione delle relazioni a Scuola con la presentazione del libro “Costruire l’ambiente di apprendimento”, a cura del Prof. Piergiuseppe Ellerani.

Alla presenza del Sindaco Torquato, e dell’Assessore alle Politiche Giovanili Fortino, la Direttrice della Biblioteca Nicla Iacovino, che ha anche coordinato l’incontro, hanno preso la parola operatori del settore che hanno animato il confronto.

Alessandra de Robertis, Direttore Fondazione Sinapsi (Organizzazione di servizi sociali), che ha patrocinato l’appuntamento insieme al Comune ha introdotto al Seminario di studi sul tema dell’ambiente di apprendimento nella “buona scuola”.

Il Prof. Ellerani è partito dalla considerazione secondo cui la scuola educa e forma e, per questo contribuisce a sviluppare il concetto di cittadinanza, di persona e di comunità. Quindi, la sua funzione non può considerarsi asettica.

La scuola crea un contesto e vive in un contesto. All’interno le relazioni si stipulano tra i membri della classe, tra il corpo docente, tra gli studenti e gli insegnanti; la scuola è in relazione con il territorio, soggetto attivo di una rete nella quale esercita un ruolo educativo, inserita a sua volta nella rete di altre agenzie formative .

Ellerani afferma che è la relazione a favorire l’apprendimento e richiede una coerenza che giustifichi la fatica che l’apprendimento comporta.

Qual è il fine educativo della scuola oggi? Per poter dare una risposta alla domanda è necessario ritornare all’ambiente perché conoscere non basta, è utile sperimentare e agire modelli che mettano sempre più in collegamento ciò che si è acquisito con la possibilità di sperimentare la competenza nel tempo. “Un paese passa per la scuola” afferma, che non offre un servizio scadente, come spesso i detrattori comunicano; l’Italia non dispone delle stesse risorse di altri paesi e per questo motivo non riesce ad esprimere la medesima qualità.

La Dott.ssa Rosa Porcu, Docente di Filosofia e Storia, presente al dibattito, ha sottolineato la difficoltà degli insegnanti ad esercitare l’autorità (auctoritas) nei confronti degli studenti, perché il patto intergenerazionale si è rotto. Questa difficoltà va risolta perché il compito della scuola non è solo quello di trasmettere conoscenza, ma soprattutto quello di insegnare ad essere.

Alla scuola spetta il compito di dire quei no che la famiglia non riesce più a motivare.

Interessante la riflessione sulla consapevolezza delle donne-insegnanti e il loro rapporto con quello che gli psicologi definiscono il simbolico femminile, che ancora non c’è.

Anche nel bullismo femminile, le bulle prive di questo riferimento, reiterano un modus operandi che trae origine dal simbolico maschile.

Alla serata ha preso parte il docente Gino Annolfi che ha sollevato la critica nei confronti della società meridionale, considerata falsamente l’ultimo baluardo per la difesa dei valori familiari e comunitari, dove la scuola è invece costretta a confrontarsi con una realtà ben diversa: gli insegnanti vivono l’impotenza nei confronti di individui inseriti in contesti valoriali auto-referenziati, dove l’insegnante è costretto ad un ruolo passivo.

Il docente non deve isolarsi ma unirsi con i colleghi per svolgere il suo ruolo di formatore attivo.

Gli interventi di Anna Santangelo e Francesca Porrani, rispettivamente Operatore culturale Moom – Museo Officina Oggetti narranti di Potenza e Responsabile dei servizi alla persona e alla comunità Fondazione Sinapsi, hanno portato la testimonianza di esperienze in cui gli alunni sono divenuti protagonisti attivi in contesti sperimentali, mostrando un interesse da preservare e potenziare.

L’intervento conclusivo è stato fatto da Porfidio Monda, Docente in gestione dei servizi sociali, presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e Direttore consortile Agro Solidale che cercando di spiegare come si possa riuscire a diventare autorevoli, ha ammesso la difficoltà di gestire le relazioni in una società in cui domina un flusso, responsabile dello sdradicamento delle relazioni stesse.

Una società dove l’identità si forma non sul lavoro ma sul consumo che contribuisce a distruggere la relazione.