L’ADP denuncia risorse irrisorie per i contratti lavorativi

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Proseguono gli incontri con la funzione pubblica per il rinnovo del contratto 2019 -2021, scaduto da oltre 1000 giorni e dopo l’ultima riunione del 28 ottobre scorso il Segretario Generale ADP Gaspare Maiorana, invoca al Governo ulteriori fondi.

E’ da 20 anni che gli aumenti degli accessori sono bloccati e ricevere 50 centesimi lordi per ogni ora notturna è poco dignitoso per chi svolge il proprio lavoro in strada di notte col freddo dichiara il Segretario Maiorana che aggiunge e ricorda che la tabella trasmessa dalla funzione pubblica ai sindacati del comparto sicurezza e difesa prevede anche l’incremento di 2 euro sempre lorde per le giornate festive.

Il personale della Polizia di Stato è stanco delle continue elemosine che ogni governo ci riconosce, occorrono ulteriori risorse da reperire nella nuova finanziaria garantendo altresì corretti arretrati evitando grottesche una tantum.

Oggi il personale che sta su strada, continuamente aggredito, rischia la propria salute e la propria incolumità ed occorre istituire una figura ad hoc per il chi effettua “controllo del territorio” con formale ordine di servizio e in divisa che sia snaturata dalla semplice presenza esterna e il tavolo contrattuale tra sindacati e amministrazione deve andare in questa direzione.

Se le indennità accessorie sono in termini economici “ridicole”, irrisoria è la parte fissa del contratto. Metà dei poliziotti italiani riceveranno 60 euro nette a fronte di spese e aumenti in questi mesi epocali quali luce, gas, benzina e continueranno a mangiare la pizza con la famiglia nel cartone piuttosto che in pizzeria dichiara il Segretario ADP che tuona contro il Governo che da una parte plaude l’operato della Polizia e dall’altro non riesce a garantire dignitosi aumenti nonostante per tanti settori economici si riescono a reperire risorse tra i numerosi incentivi, bonus ed ecobonus.

Accanto agli emolumenti economici bisognerebbe trattare alcuni istituti ormai obsoleti come il regolamento di disciplina. Chi infatti oggi infligge la sanzione è lo stesso organo che l’ha rilevata e il codice di disciplina ha bisogno di un restyling serio poiché è impensabile che il personale debba ricorrere, per salvarsi, a proprie spese alla giustizia amministrativa.

Inoltre lontani da facili proclami vediamo di buon grado l’avvio e l’istituzione di un fondo che attivi la previdenza complementare anche se il ritardo di 25anni dalla Riforma Dini ha provocato la riduzione sostanziale delle nostre pensioni; siamo lontani dai facili proclami poiché dobbiamo toccare e capire se i fondi istituiti saranno sufficienti a recuperare il disavanzo altrimenti saremmo di fronte ad un bel contenitore poco gratificante. Inoltre, nonostante l’equa ordinazione prevista dal riordino delle carriere, la Polizia di Stato è l’unica forza del comparto sicurezza e difesa che va in pensione non al raggiungimento del 60 anno di età ma dal mese successivo, violando la norma prevista dalla Legge 121/81 art 36 capo 3° punto XXIV che prevede che la cessazione del rapporto di impiego avvenga non oltre il compimento del 60° anno di età.

Inoltre sarebbe opportuno e indispensabile che alcuni diritti già patrimonio del mondo del lavoro venissero estesi anche al nostro comparto quale il part time che riteniamo sia fattibile non incidendo sui servizi giornalieri ma riducendo, per il personale che ne faccia richiesta, ( tenendo conto di una percentuale massima di colleghi ), le ore di servizio settimanali da 36 a 30 o 24 così da garantire da una parte i servizi e dall’altra le giuste rivendicazioni del personale.

Il comparto sicurezza e difesa così come i dipendenti pubblici ha diritto di avere riconosciuto alcuni diritti, quali il part time, già
attribuiti a tutti i lavoratori visto che tra i tanti diritti non può nemmeno scioperare.

Infine occorre ricordare come alcune organizzazioni sindacali stanno tentando di minare le libertà sindacali pensando di annettere iscritti e patrimoni economici delle sigle minoritarie, sotterrando le libertà costituzionalmente garantite dalla carta costituzionale.

Andrebbe invece riformata la qualità morale di alcuni sindacalisti macchiati di un recente passato che senza vergogna hanno dimenticato nel loro vocabolario la parola “dimissioni”.