La VAR va a ripetizione da Leonardo da Vinci con il quarto uomo vitruviano

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“Non possiamo chiarire l’applicazione delle regole se di base non siamo al corrente di queste regole. Altrimenti le polemiche diventano sterili: percepisco una non perfetta conoscenza delle regole da parte dei club”, spiega l’ex arbitro. Ammettendo però lo sforzo finora insufficiente da parte dell’Aia: “Mea culpa, saremmo dovuti andare nei raduni delle squadre di Serie A a spiegare il regolamento e in particolare il fallo di mano”. Per il quale Rizzoli ricorre all’esempio dell’Uomo vitruviano: “Nel vecchio regolamento, quando si parlava di fallo di mano si parlava di volontarietà, adesso si parla di tocco. Oggi, o resettiamo questa parola o ci creerà dei problemi. Il criterio geometrico è più forte di quello dinamico. Se il braccio è lungo il corpo non è mai punibile, si trova in una zona di non punibilità. In caso le braccia siano sopra le spalle, allora è fallo”.