Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe: La Santa napoletana che in pochi conoscono. Il 6 ottobre, Napoli celebra una delle sue figure spirituali più amate e al tempo stesso meno conosciute fuori dai confini cittadini: Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, al secolo Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo. Nata nel cuore della città partenopea il 25 marzo 1715, sin da bambina mostrò una sensibilità religiosa fuori dal comune. La sua vita è una testimonianza concreta di come la fede possa diventare forza, anche nelle situazioni più difficili.
Ancora adolescente, fu costretta dal padre – uomo autoritario e violento – a sposare un giovane benestante. Ma Anna Maria Rosa, spinta da una vocazione autentica, rifiutò con fermezza nonostante i maltrattamenti e le percosse. Alla fine ottenne il permesso di entrare nel Terz’Ordine francescano, dove nel 1731 prese il nome di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, richiamando la sua devozione profonda alla Passione di Cristo. Amava rivolgersi alla Vergine con il titolo di “Divina Pastora”, segno di un rapporto affettuoso e intimo con Maria.
Nonostante la consacrazione, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe continuò a vivere in famiglia subendo umiliazioni e violenze, e per un periodo fu posta sotto la guida di un confessore di tendenze rigoriste che mise alla prova la sua fede. Per quasi quarant’anni, poi, prestò servizio come governante presso un sacerdote, conducendo un’esistenza nascosta ma intensa di preghiera e carità.
In lei, però, la vita interiore traboccava in segni esteriori impressionanti. Si racconta che durante la Via Crucis rivivesse i dolori della Passione e che abbia ricevuto le stigmate. Era autorizzata a comunicarsi ogni giorno – fatto raro per l’epoca – e molti testimoni narrano di episodi straordinari, come l’ostia consacrata che le arrivava direttamente all’altare senza che il sacerdote la porgesse. Persino San Francesco Saverio Bianchi, grande mistico napoletano, confermò di aver assistito a fenomeni simili durante la Messa.
Nel Natale del 1741, mentre pregava davanti al presepe, ebbe la visione di Gesù che le disse: «Questa notte ti prenderò in sposa». Le esperienze mistiche si moltiplicarono negli anni, ma non per questo la santa smise di praticare penitenze severe e di offrire le proprie sofferenze per le anime del purgatorio, i malati e i peccatori. Debole di salute, arrivò a dire a padre Laviosa, il teatino che stava scrivendo la sua biografia, di aver sopportato “tutto ciò che poteva essere sopportato”.
Morta il 6 ottobre 1791, Santa Maria Francesca lasciò dietro di sé un’eredità spirituale fatta di umiltà, carità e resistenza interiore. Fu proclamata beata nel 1843 da papa Gregorio XVI e santa nel 1867 da papa Pio IX. Oggi la sua casa nel quartiere napoletano di Montesanto è divenuta un santuario molto frequentato, con un istituto di suore terziarie francescane a portarne avanti il carisma.
Il Martirologio Romano la ricorda come una donna “ammirevole per la pazienza di fronte alle innumerevoli sofferenze e per l’amore di Dio e delle anime”. Un esempio di santità quotidiana e silenziosa, radicata nella realtà ma capace di elevarsi fino ai vertici della mistica cristiana.

