La salute per tutti. E’ possibile?

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Stamane il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, all’Umberto I di Nocera Inferiore, all’inaugurazione dei nuovi padiglioni di Rianimazione e Medicina, ha esortato tutti i numerosi Amministratori presenti in sala, a mantenere alti gli obiettivi in cantiere e a perseverare nell’opera ambiziosa di contribuire a creare un punto di eccellenza territoriale attraverso l’implementazione di servizi sanitari sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini perché “la sanità serve in primo luogo ai cittadini e, in particolare, alla povera gente”.

In una Regione dove l’aspettativa di vita risulta essere di tre anni inferiore a quella delle altre realtà territoriali a causa di un reddito medio dimezzato rispetto a quello di altre zone, De Luca incalza riferendosi alla scelleratezza adottata nella gestione della sanità pubblica, esortando a ragionare in termini di qualità e professionalità.

Lo scenario di partenza prevedeva la chiusura dei presidi di Pagani e Scafati che avrebbe lasciato l’Agro-Nocerino- Sarnese in una situazione di precarietà, complicata dalla perdita di 13.500 dipendenti del settore in Campania. Si è riusciti a risanare, recuperando 270.000 milioni di euro e destinando 1 miliardo e cento milioni di euro per l’edilizia ospedaliera.

De Luca assicura che le risorse ci sono tutte, e altri 23.000 milioni di euro saranno destinati per completare il polo oncologico di Pagani. Tutto è affidato alla capacità degli organi competenti.

Al Piano Ospedaliero è seguito il Piano del Personale che prevede l’assunzione di 6000 dipendenti e, ad ottobre, 130 infermieri saranno assegnati al Presidio di Nocera Inferiore, ponendo fine alla mancanza di personale.

I criteri da seguire riguardano l’equità e l’accessibilità ai servizi da parte dei cittadini. Il rapporto tra la salute e i nuovi scenari ambientali è stretto e richiede competenze organizzative nuove.

In sociologia, il tema della salute ha assunto una rilevanza particolare, tale da determinare un ambito specifico in cui studiarla, definito “La Sociologia della Salute”. Attraverso quest’ottica teorica, è possibile individuare i modi in cui in un determinato spazio temporale e in un definito ambiente sociale con il termine salute a cosa ci si riferisca.

Un tempo essere in salute voleva dire non presentare alcun tipo di patologia, oggi fare la stessa affermazione vuol dire riferirsi a ciò che riguarda la malattia, il malessere, la disabilità e include l’analisi della medicina, del sistema sanitario, delle terapie, dei comportamenti sociali delle credenze sociali e di tutti quei fattori che incidono sul benessere in quanto tale a livello soggettivo e anche collettivo.

Per questo, all’interno della sociologia della salute si distinguono la sociologia clinica, l’educazione  e la formazione alla salute, la  sua promozione, la sua comunicazione, la qualità dei servizi erogati, la progettazione e programmazione sociale. Sono questi, tutti fattori che mirano alla prevenzione, alla formazione, alla promozione, alla cura, alla riabilitazione e agli interventi territoriali, all’organizzazione dei servizi aventi come riferimento il benessere.

L’ambiente ricopre un ruolo fondamentale per il perseguimento degli obiettivi che riguardano la salute, perché contribuisce a determinare in maniera significativa, lo stato di salute e di malattia.

Molti studi nazionali ed internazionali dimostrano l’esistenza di questo legame. Le disuguaglianze  di salute sono disuguaglianze sociali che si ravvisano in stili comportamentali differenti; a un livello socio economico inferiore corrispondono effetti sulla salute peggiori che non in fasce economiche più forti. È su questo fronte che si gioca la partita più impegnativa della Medicina e della Sociologia della Salute nel futuro.

Le crisi economiche si ripercuotono negativamente sullo stato di salute dei cittadini ed è facile immaginarne le motivazioni. Si parla di “povertà sanitaria” quando ammalarsi determina problemi difficili da fronteggiare sul piano economico e sociale: il mancato ricorso alle cure, oltre a provocare, in alcuni casi, la morte comporta la riduzione dei servizi di cura che impattano in modo negativo sul sistema sanitario in generale, aumentando i costi sociali e riducendo gli inserimenti lavorativi a tutto svantaggio del sistema economico di riferimento.

Nel 2008- 2009 in Italia il calo delle spese sanitarie pro-capite si è ridotto del 5,5% e sempre nello stesso periodo le famiglie che si sono impoverite per aver sostenuto spese sanitarie sono 675 mila. Le famiglie indebitate per aver  sostenuto spese mediche, in particolare dentarie sono notevolmente aumentate. Le crisi economiche, quindi, non solo determinano un  impoverimento delle classi meno abbienti, ma generano effetti diretti sulle malattie stesse che si definiscono da “crisi recessiva”.

Un’analisi approfondita della situazione negli anni della crisi, mostra quanto risulti importante una visione prospettica in materia sanitaria nella quale è fondamentale, per la salvaguardia del diritto alla salute da parte di tutti i cittadini, la programmazione che preveda interventi a favore di una sinergia tra le componenti messe in gioco.