La rissa di Fuorni, ecco i nomi dopo gli arresti

C’è anche il ras del clan D’Amico di San Giovanni a Teduccio, Demetrio Sartori tra i 13 identificati e raggiunti da ordinanza cautelare per la maxi rissa che si verificò lo scorso 5 aprile nel carcere di Salemo-Fuorni . In quell’occasione si fronteggiarono due gruppi: uno composto da 10 detenuti salernitani e l’altro da 3 napoletani. Subito dopo la rissa fuono tutti trasferiti in altre strutture di detenzione. Per 3 dei 13 indagati era anche arrivata la libertà ma sono stati rintracciati a Salerno. Pagani e San Giovanni a Teduccio. Adesso però sono stati nuovamente raggiunti da una misura cautelare. Sono accusati, a vario titolo, di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e rapina. Alcuni di loro, infatti, riuscirono a sottrarre agli agenti della Penitenziaria le chiavi di alcune celle per far si che altri detenuti partecipassero alla rissa. Uno scontro che scoppiò dopo il pestaggio di un detenuto partenopeo. Solo il tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria e della direttrice, che rimase anche ferita a una mano, evitò il peggio. Per identificare i partecipanti alla rissa sono stati fondamentali i filmati delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze degli agenti penitenziali.
A distanza di 5 mesi da quelle violenze, la Procura chiude il cerchio e mette sotto inchiesta 13 persone, raggiunte ieri mattina da misura di custodia cautelare in cella. Solo tré erano liberi e sono stati quindi ammanettati: si tratta di Demetrio Sartori, 35 anni, nativo di San Giorgio a Cremano e ritenuto esponente di spicco del clan D’Amico, del paganese 29enne Vincenzo Contaldo e del salernitano di 40 anni Giulio Savastano.
Altri 10 erano e restano in carcere. Il blitz è stato firmato dagli agenti della Polizia di Stato che hanno eseguito un’ordinanza del gip Giovanna Pacifico del Tribunale di Salerno accogliendo le richieste del pm Luigi Cannavaie. Tra i destinari, inoltre, ci sono Salvatore Velotti, 28enne napoletano, il 25enne sempre di Napoli Alfonso Rubino, quindi Francesco Memoli, 30 anni di Salerno, Luigi Pastore 20enne salernitano. Salvatore Pepe 20 anni paganese, Matteo Fortunato 37enne di Salerno, Gianluca Forino 34 anni di Pagani, Massimiliano Schiavone di Salerno e Gennaro Ferraro 28 anni salernitano. Si trattò di uno scontro tra detenuti napoletani e salernitani. Il giorno prima, un giovane partenopeo era stato aggredito da altri “ospiti” di Fuorni del secondo piano, sezione B, in larga parte salernitani. La rissa del giorno successivo sarebbe stata la risposta dei detenuti napoletani. La violenta lite, nella quale rimase contusa la direttrice Rita Romano, andò in scena nella Prima sezione della casa circondariale, dove erano collocati i detenuti accusati di reati non gravi. Fu inevitabile e anche provvidenziale l’intervento di numerosi agenti della Polizia Penitenziaria per far ritornare la calma. I detenuti di Salerno e dell’Agro cercarono e ottennero il contatto con i rivali dopo essere entrati in possesso per tre volte delle chiavi dell’area detentiva dove si trovavano gli antagonisti: una prima volta per far uscire i compagni di sezione, successivamente per far accesso alla sezione contrapposta e infine per fare ingresso nella sezione A dei “napoletani” e per ingaggiare con loro una rissa. La sezione interessata venne devastata dagli indagati che distrussero tutto ciò che trovarono, azionando anche un estintore per evitare di essere identificati. Fu possibile riportare l’ordine solo grazie all’intervento del personale in servizio e della stessa direttrice del carcere salernitano. Le chiavi furono sottratte agli agenti di polizia penitenziaria.