La riforma della Giustizia ora farà… Giustizia: il commovente messaggio di Annarita Patriarca

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La riforma della Giustizia ora farà… Giustizia: il commovente messaggio di Annarita Patriarca. L’aula di Montecitorio è spesso teatro di dibattiti serrati, ma oggi un’emozione profonda ha attraversato i banchi della Camera dei Deputati, superando la secchezza del linguaggio tecnico-giuridico. L’approvazione, in terza lettura, della legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati non è stata solo una formalità parlamentare, ma un voto che ha toccato le corde più intime di chi, come la deputata Annarita Patriarca, ha vissuto sulla propria pelle le storture di un sistema che la riforma mira a sanare.

“Ognuno di noi, che ha una storia da raccontare, conosce il significato e il valore di questa riforma della giustizia”, ha dichiarato Patriarca, trasformando un atto legislativo in un racconto personale e collettivo. Le sue parole non si sono limitate a celebrare il principio del giusto processo e della terzietà del giudice, ma sono diventate un ponte tra l’aula parlamentare e le vite dei cittadini, spesso schiacciati dalla macchina della giustizia. Il suo voto, espresso “con convinzione”, non è stato un gesto politico, ma un atto di giustizia che ha radici in un passato doloroso e irrisolto.

Con gli occhi al cielo e una mano sul cuore

Il momento più toccante del suo intervento è stato un’esplicita menzione della sua storia personale: la perdita di una bambina a causa di una gravidanza a rischio, in un periodo in cui, da sindaco, fu travolta da un processo poi conclusosi con la più piena delle assoluzioni: “perché il fatto non sussiste”.

Questa dolorosa vicenda, che l’ha vista troppo “pericolosa per restare a casa”, ha dato al suo voto un peso morale e simbolico che va ben oltre il calcolo politico. “Con gli occhi al cielo. E una mano sul cuore per una bambina che non è mai nata… oggi ho votato”, ha affermato, rendendo omaggio a un dolore privato che si trasforma in un impegno pubblico per un’Italia più giusta.

L’onorevole ha sottolineato come la riforma non sia frutto di un’azione solitaria, ma il risultato di una lunga battaglia per la giustizia, il “testimone raccolto di una battaglia… che tanti prima di noi hanno portato avanti”. L’idea di un percorso che trascende il singolo individuo e si radica in una lotta collettiva è il filo conduttore del suo messaggio.

Con i 243 voti che hanno portato all’approvazione della legge, la politica ha scritto un “pezzo della storia di tutti”. La voce di Patriarca è diventata la voce di chi ha sofferto l’ingiustizia, e la sua speranza è che questa riforma possa essere un passo decisivo per garantire che ogni cittadino sia veramente “uguale davanti alla legge”, non solo sulla carta, ma nella vita di tutti i giorni.

Il suo intervento ha riportato la politica alla sua dimensione più autentica e nobile: quella di servire la comunità, anche attraverso la traduzione di esperienze personali in un impegno per il bene comune, per una storia di libertà e di giustizia per l’Italia intera.