Sette giorni già trascorsi da quell’alba di dolore e di domande. Morti, feriti, impauriti: pendolari crocifissi. Sette giorni dopo il deragliamento del treno dei lavoratori, i racconti della precarietà continua. Sporcizia, scarsa manutenzioni dei treni, carrozze sgangherate e fatiscenti. Sono spuntati i volantini con questo slogan di protesta: nel 2018 non si può morire in treno. Domani gli accertamenti irripetibili della Polfer, oggi le autopsie delle tre donne morte. Che almeno si faccia giustizia, anche se accanto alla giustizia ci vorrebbe, non con promesse, una rivoluzione binaria, in grado di dare priorità al trasporto alternativi alla gomma.

