Tiziana Cantone è morta per una cosa che era cominciata come un gioco. Era un gioco fare sesso cambiando partner, era un gioco lasciarsi riprendere. Non ha capito che mandare in giro immagini significava mettere la sua intimità nelle mani di gente che avrebbe potuto farne qualsiasi cosa. Se ne è resa conto quando ha scoperto di essere finita sui siti porno. E ha provato, inutilmente, a fermare quel mondo incontrollabile che è il web. Quello che Tiziana oggi non può più raccontare — le sue libere scelte sessuali, la condivisione dei video e ritrovarseli online, e poi la vergogna e gli insulti e le battutacce, e la solitudine, la voglia di farla finita — lo raccontano le carte giudiziarie dei procedimenti nati dalle sue denunce e dai suoi tentativi di far sparire dalla Rete quei filmati. Ad un anno dalla tragica scomparsa, il problema resta irrisolto. Sui siti americani, ricompaiono i suoi video, I tentativi di cancellazione non vanno a buon fine, qualche giorno di stop e poi rieccoli. Non andate a vederli, voi che leggete, mettete a freno la curiosità. Cerchiamo di battagliare contro l’onnipotenza del web col nostro piccolo contributo. Le leggi al momento non bastano: occorre lavarsi l’anima e provare a non guardare.

