Mentre in Italia si fomentano razzismo e discriminazioni, ma questa secondo alcuni è giustizia, negli Stati Uniti si scrive un’altra pagina di storia, fatta di civiltà e progresso. A Chicago è stata eletta sindaca Lori Lightfoot, ex procuratrice federale di 56 anni: Lightfoot è diventata la prima donna afroamericana e dichiaratamente omosessuale ad essere stata eletta sindaca in una grande città degli Stati Uniti.
Lightfoot ha vinto al secondo turno con il 73,7 per cento dei voti contro il 26,3 per cento della sua avversaria, Toni Preckwinkle, ex assessore e presidente del consiglio della Contea di Cook, anche lei afroamericana, che era considerata la favorita per ottenere l’incarico. La campagna elettorale di Lightfoot si è concentrata sulla lotta contro la corruzione e sulla richiesta di maggiore responsabilità da parte degli agenti di polizia in caso di abuso di potere.
Non a caso Chicago, tra le sue tante contraddizioni è sempre stata una città di forte integrazione sociale. A Chicago, infatti, è nata “La scuola di Chicago” che può considerarsi come la prima grande scuola di sociologia americana. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 negli Stati Uniti il fenomeno dell’immigrazione provocò mutamenti importanti nella società nordamericana, che spinsero molti sociologi a focalizzarsi su di essi. I problemi ai quali si dedicarono Robert Park, fondatore della suddetta scuola e altri suoi esponenti furono nell’ ordine immigrazione, conflitti interetnici, disgregazione sociale e devianza. Inoltre, l’ecologia urbana che prese le mosse appunto da questa scuola, fu la base per comprendere come e quanto un individuo possa essere influenzato dall’ambiente in cui vive, nonché i rapporti sociali vengano modulati dallo stesso.
Come a dire che: se sei nato salmone tenderai a stare sempre con altri salmoni. Difficilmente farai parte di un gruppo di trote.
Pertanto, La Scuola di Chicago si concentrò soprattutto sullo studio delle personalità marginali, ossia quei soggetti non inseriti in un ambiente sociale e perciò caratterizzati dall’insicurezza e dal disorientamento. Molto importante fu definizione di “uomo marginale”, definito come colui che vive sul confine di due culture che non riescono ad integrarsi, e la definizione di “uomo asociale”, cioè di colui che viene escluso dal processo di produzione, per esempio il malato di mente, l’alcolista ecc.
Da qui, potremo intraprendere banalmente diverse dissertazioni ma preferiamo solo essere felici per la bellissima conquista di Lori che appartiene anche a tutti coloro che lottano per i diritti e l’eguaglianza di tutta l’umanità.


