LA RIFLESSIONE – Devianza giovanile: possibili interpretazioni

È di ieri sera l’ultimo episodio di vandalismo perpetrato ai danni di una struttura appartenente ad un bar cittadino in corso Matteotti nella città di Nocera Inferiore.

Il gruppo di giovani ha agito in completa libertà, dando sfogo a quella voglia di creare caos, che appare incomprensibile agli occhi di chi osserva incredulo senza trovare una spiegazione accettabile che giustifichi tale scellerata violenza urbana.

Episodi simili diventano sempre più frequenti, e sono l’espressione amplificata di un’aggressività che esplode e si riversa sull’esterno con l’esito di distruggere.

Gli interrogativi sono tanti e tante potrebbero essere le possibilità interpretative da considerare per cercare di dare risposte su cui iniziare ad approntare delle azioni di intervento.

Il sociologo polacco Bauman incarna l’esempio più rappresentativo, nella nostra complessa epoca, della volontà di cogliere gli aspetti più salienti, nell’osservazione della società, finalizzati a cercare spiegazioni coerenti per i comportamenti negli individui e nei gruppi negli ultimi anni.

La devianza è sempre esistita, e molti studiosi hanno cercato di spiegarne l’origine.

La lettura di alcune pagine del noto sociologo, indicano una strada nuova che considera quanto l’influenza del vivere riferiti ad un sistema che si basa unicamente sul capitalismo, inneschi tutta una serie di cambiamenti che inevitabilmente producono effetti su ogni cosa, persona o gruppo.

La condizione nella quale si ritrovano i giovani d’oggi è quella nella quale la tensione naturale tra le generazioni dei padri e dei figli, è venuta a cadere.

Cosa vuol dire questo? I figli sono stati privati della spinta propulsiva offerta dall’eredità paterna, intesa come la capacità e la possibilità di riprodurre quello di cui erano stati diretti osservatori.

La mancanza di una prospettiva che si basava su un riferimento familiare è lentamente scomparsa, e il futuro è apparso sempre più nebuloso e distaccato dalle potenzialità di partenza.

Il cambiamento del significato di alcune parole spiega bene questa tendenza, che nasconde l’idea di un divenire sempre meno programmabile, e per questo, attuabile.

Un tempo perdere il lavoro, e quindi vivere una situazione che veniva definita con il termine di disoccupazione, conteneva in sé la speranza di un recupero della capacità lavorativa, attualmente, trovarsi in una situazione di disoccupazione equivale a diventare l’esubero del quale il sistema può fare a meno in modo definitivo.

L’individuo diventa così inutilizzabile nella concettualizzazione di Bauman, e per tale motivo impossibilitato ad essere usato come merce di scambio.

La disillusione è il peggior prodotto che una generazione possa trasmettere ad un’altra, e produce effetti devastanti sui più giovani.

Se si aggiunge il dato che l’occasione che le famiglie hanno di condividere almeno un pasto al giorno insieme è stimata in una volta, è comprensibile riconoscere quanto la funzione di supporto dell’istituzione familiare latiti.

Il senso di isolamento, di sfiducia, di mancanza di prospettive, genera la paura che diventa terrore e blocca qualunque iniziativa che guardi al futuro.  Compare la noia, che si coagula con tante altre forme di insoddisfazione, che quando si coalizzano possono diventare barbarie collettiva e produrre la devianza giovanile.

L’analisi dei fenomeni dovrebbe aprirsi ad una visione più complessa, perché solo comprendendo le dinamiche societarie è realizzabile una qualche forma d’intervento che porti i suoi frutti.