LA RIFLESSIONE- CI SONO CIVICI E CIVICI, SOPRATTUTTO CINICI

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L’impegno è civico quando non hai un tornaconto. La breve riflessione facebook del notaio salernitano  Luca Restaino ci scuote dai versi e dagli usi diversi del civismo su territorio italico e nostrano. Il civismo politico in Italia è nato alla stregua di un’aperta competizione con i partiti esistenti. Il primo esempio di una certa importanza si ebbe a Trieste nel 1978 con la lista cosiddetta del “Melone”, nata da un movimento autonomista contro il Trattato di Osimo. Due anni dopo, arrivò Giancarlo Cito. Nel 1980 fondò  “Taranto nostra”. Nel 1993, dopo aver fondato la AT6-Lega d’Azione Meridionale, divenne  sindaco della sua città. AT6 stava per Antenna Taranto 6, l’emittente televisiva dalla quale riempiva d’insulti gli avversari. Meno rabbiosa e qualunquista, ma intrisa di presunta intransigenza moralistica, fu l’esperienza della Rete di Leoluca Orlando Cascio a partire da Palermo nel segno della mobilitazione contro la criminalità organizzata, ma con l’ambizione di tenere troppi soggetto diversi assieme.  Poi è stato un fiorire di liste e listarelle, scivolando fino alla natura personalistica e al tornaconto di cui sopra. Nato contro i partiti, il civismo ha finito per essere strumentalizzato. L’ammissione della morte, quasi certificata, di recente è arrivata da Cacciari. Il filosofo ha ragione spesso, stavolta di sicuro. Ritornino i partiti, quelli veri, capaci di far politica e non di nascondere dietro la bella etichetta del civismo un qualunquismo da cinismo. Vanno bene pure le leghe e i movimenti. Ma per favore, certo civismo mandiamolo in soffitta, soprattutto quello con pretese geografiche in un mondo globale che significa guardare oltre alla fortezza, meno assediata di quel che sembra.