La richiesta di Marco Albani al Tribunale

Una coppia quando scoppia crea sempre strascichi di dolore che si trasformano in forme di insofferenza verso chi non ha saputo o voluto contribuire al finale lieto della storia.

Nell’attribuzione delle colpe e delle recriminazioni c’è la determinazione a mostrare l’incapacità dell’altro in un rapporto che altrimenti avrebbe potuto evitare di giungere al capolinea.

È quanto accaduto nel caso di Marco Albani che sembra essere arrivato al punto di non ritorno.

Una separazione difficile tra due coniugi che vede la richiesta, da parte del padre, al Tribunale di Nocera Inferiore della revoca dell’affido condiviso del figlio minore disponendo lo stesso unicamente all’altro genitore; domanda che risulta essere al vaglio degli organi coinvolti.

La motivazione di Albani, rispetto alla posizione assunta, si ravviserebbe nell’impossibilità di avere contatti con il minore per un periodo prolungato, anche in presenza di una decisione pregressa del giudice che stabiliva la continuità relazionale tra padre e figlio e ugualmente disattesa, che avrebbe determinato il mancato riconoscimento del minore, affetto da sindrome autistica, della figura paterna.

In una situazione difficile come quella venutasi a creare, il padre ha creduto opportuno porre fine alla sofferenza del figlio che, a causa della propria disabilità, vive le rare occasioni d’incontro come imposizioni violente e destabilizzanti.

Marco Albani da tempo combatte la battaglia per sensibilizzare gli organi competenti e la collettività sulle difficoltà dei padri separati nel continuare a svolgere la propria funzione genitoriale.

Rifletto sulla Mediazione familiare che, quando attuata, potrebbe rappresentare uno strumento efficace nel dirimere questioni che sovente durano anni, e spesso coinvolgono minori in balia di genitori arrabbiati, giustamente arrabbiati, che avrebbero bisogno di esperti esterni (e quindi non di avvocati o professionisti che avocano a sé funzioni per le quali non hanno le competenze necessarie) in grado di riuscire a ristabilire il contatto interrotto, e ricondurlo sui binari corretti della relazione.

Il confronto con un fallimento emotivo non è facile da digerire e richiede tempo, ma i figli non meritano il tempo della vendetta e dovrebbero essere esclusi dalla “guerra” che vede contrapporsi i punti di riferimento della propria vita.

La Mediazione familiare, l’occasione perduta che raramente riesce a svolgersi nei modi e nei tempi corretti, considerata l’ennesima umiliazione dalla coppia che non riesce più a comunicare.