La provocazione: Gomorra con ideali di giustizia. E’ possibile?

Stamattina voglio iniziare questa giornata con una riflessione che mi sta accompagnando da mesi: si riparla già tantissimo di Gomorra 4 e si dice che in questa serie irromperà la storia del clan Polverino. Fino ad ora si era parlato di Napoli e adesso la scena si sposterà anche in provincia, quasi come a voler coinvolgere un ulteriore parte di pubblico, quei ragazzi della provincia che si erano sentiti esclusi e questo mi preoccupa molto. Il dovere di cronaca è sacrosanto e lo è il diritto di poter raccontare ed inventare storie, ma possibile che regista, sceneggiatori e attori non si siano resi conto che i ragazzi purtroppo non fanno altro che emulare atteggiamenti e comportamenti di appartenenti ai clan? Possibile che non abbiano introdotto, all’interno della serie,in tutti questi anni,figure di magistrati coraggiosi, impegnati nel loro lavoro, forze dell’ordine che sgominano interi clan. Va anche bene raccontare della camorra ma esiste anche lo Stato fatto di persone che credono nel loro lavoro che ogni giorno combattono per un ideale di giustizia. Perché non fornire l’immagine di un ufficiale, di un magistrato che sia più forte dei camorristi, più preparato culturalmente ma anche più furbo, più scaltro? Purtroppo sì dà ancora una volta risalto alla figura di un camorrista “eroe”, senza paura, i cui comportamenti e il modo di parlare saranno per l’ennesima volta scimmiottati da una generazione che di tutta questa storia sta conoscendo solo il Male. Riflettiamo!  La riflessione la chiede Don Luigi Merola, il riferimento della fondazione A voce de Creature, avamposto napoletano anti-camorra e anti-Gomorra. La fiction è fiction, peraltro fatta benissimo, ma la provocazione di Merola, con un post sotto forma di riflessione ad alta voce, va recepita: si può dare a Gomorra un taglio diverso?