La Penna minacce di morte via social dopo Inter-Juventus

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la penna inter juventus

L’arbitro Federico La Penna è finito al centro di una grave ondata di odio online dopo la direzione della partita Inter-Juve, terminata 3-2 per i nerazzurri sabato scorso. Minacce di morte recapitate via social, con espliciti riferimenti all’indirizzo di casa e alla famiglia, hanno spinto il fischietto romano a presentare denuncia alla Polizia Postale. Il caso, che coinvolge anche la moglie e le due figlie dell’arbitro, è ora sotto indagine.

Minacce di morte a Federico La Penna: le frasi choc ricevute

Nelle ore successive al match, i profili social di La Penna – arbitro di 42 anni e avvocato di professione – sono stati inondati di messaggi intimidatori. Tra le frasi più gravi denunciate: “Ti sparo”, “Ti ammazzo”, “Ti veniamo a cercare, sappiamo dove abiti”. Le minacce non si sono limitate all’arbitro, ma hanno coinvolto direttamente la sua famiglia, con riferimenti personali all’abitazione e ai cari.

La Penna ha raccolto con cura commenti, chat private, insulti e screenshot, archiviando tutto il materiale per supportare la denuncia presentata alla Polizia Postale di Roma. Come riportato da Adnkronos e confermato da diverse fonti, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio sta già analizzando i profili da cui sono partiti i messaggi, con l’obiettivo di identificare e risalire ai responsabili.

La Procura di Roma apre fascicolo: atti in arrivo a piazzale Clodio

La denuncia è stata formalizzata e la Procura di Roma attende ora l’arrivo degli atti. Il fascicolo sarà assegnato al procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che avvierà le indagini formali per minacce aggravate e stalking online. La polizia ha consigliato a La Penna e alla famiglia di rimanere precauzionalmente in casa, in attesa che la situazione si calmi e per tutelare la loro incolumità.

Il contesto: l’errore sul ‘caso Bastoni’ e le polemiche post-partita

Le intimidazioni sono esplose all’indomani di Inter-Juve, match segnato da un episodio controverso al 42’ del primo tempo. L’arbitro La Penna ha espulso il difensore juventino Pierre Kalulu per doppia ammonizione, dopo un contatto con Alessandro Bastoni. Le immagini hanno mostrato una chiara simulazione da parte del difensore nerazzurro, che ha esultato platealmente per il rosso all’avversario.

L’episodio ha scatenato proteste veementi: duro confronto nel tunnel tra La Penna e i dirigenti Juve Damien Comolli e Giorgio Chiellini. Il ‘caso Bastoni’ ha diviso l’opinione pubblica, con accuse di errore arbitrale ma anche critiche alla simulazione non sanzionata.

Le minacce non hanno risparmiato nemmeno Bastoni e la sua famiglia: insulti, frasi vergognose e minacce di morte hanno costretto il calciatore e la moglie a chiudere i commenti sui profili Instagram.

Le reazioni del mondo arbitrale: solidarietà da De Santis e Gavilucci

L’ex arbitro Massimo De Santis ha espresso vicinanza a La Penna: “Le minacce sono da condannare con fermezza, sono vicino a Federico e alla sua famiglia. Gli arbitri sono esseri umani e sbagliano, in più c’è la simulazione che lo ha ingannato”. De Santis ha criticato l’abuso del Var: “Da quando esiste, gli arbitri sono peggiorati, si appoggiano troppo alla tecnologia e mancano di personalità”.

Anche Claudio Gavilucci ha commentato: “Federico è un amico, l’ho sentito: è molto turbato. Il problema delle minacce agli arbitri emerge nelle grandi partite, ma capita ogni settimana sui campi di periferia, dove minorenni vengono minacciati o picchiati”. Gavilucci ha stigmatizzato sia la simulazione di Bastoni – “non si può esultare e poi non chiedere scusa” – sia il comportamento aggressivo della dirigenza Juve nel tunnel.

Un fenomeno preoccupante: la violenza verbale nel calcio italiano

Il caso La Penna minacce di morte evidenzia un problema strutturale: l’hate speech contro arbitri, giocatori e famiglie dilaga sui social dopo ogni gara controversa. In partite ad alta risonanza come Inter-Juve, l’odio si amplifica, ma – come ricordano De Santis e Gavilucci – è endemico anche nei campetti dilettantistici.

La denuncia di La Penna rappresenta un passo importante per contrastare questa deriva. Le indagini in corso potrebbero portare a identificazioni e procedimenti penali, mandando un segnale forte contro chi trasforma la passione calcistica in violenza reale.

La speranza è che episodi come questo spingano istituzioni, leghe e piattaforme social a interventi più decisi per tutelare chi opera nel calcio, spesso bersaglio facile di insulti che superano ogni limite.