Cos’è la paura? Non è esaustivo rispondere alla domanda con una definizione ad effetto, proprio in un periodo in cui il confronto con questa emozione, come la definiscono gli psicologi, è costante.
Secondo gli esperti, la paura è appunto un’emozione primaria sperimentabile sia dagli uomini che dagli animali.
La sua origine è legata alla necessità di difesa, che può scaturire da una situazione di pericolo oggettiva o percepita come tale, stimolata dal ricordo, strutturata dalla fantasia, o frutto di una previsione.
Il sociologo Z. Bauman paragona la paura all’ansia, perché ne condivide le caratteristiche: entrambe si riferiscono alla percezione della sensazione di allarme, vaga quanto esasperante.
La paura è, per questo, difficile da combattere perché inafferrabile e capace di scalfire l’essere degli individui contribuendo alla formazione di quelle che il filosofo specializzato in psicoanalisi, l’argentino Miguel Benasayag, definisce le “passioni tristi”.
In una società fluida, come la definisce Bauman, che si distingue dal passato proprio per aver perso solidità, anche le ansie tipiche della postmodernità, possono definirsi tali.
Il disinteresse per la cosa pubblica si camuffa nella ricerca spasmodica di una libertà privatizzata, dove anche la visione della vita muta e l’uomo sente di essere esposto al pericolo, anche in assenza di una reale minaccia.
Nel suo libro “Paura liquida” Bauman, sostiene che anche questa diventi liquida e corrisponda perfettamente all’incertezza che ammanta l’esistenza.
La paura è anche l’ignoranza che impedisce di comprendere fino in fondo quella che si considera la minaccia, e la modalità per frenarla o di affrontarla.
E così ogni cosa anima la paura: una recessione, un uomo che indossa un indumento che non si riconosce come proprio; una strada ignota, un virus distante chilometri e isolato chissà dove.
Bauman ritiene che ogni individuo conosca queste paure che non riesce ad affrontare, e il mondo diventa un detonatore di paure che immobilizzano e creano visioni distorte della realtà.
Per il filosofo è utile acquisire una nuova cognizione che racchiude le cause nel cerchio della consapevolezza.
Non è raro sentire persone affermare di sentirsi sopraffatte dall’angoscia. Si è davvero schiavi delle paure, capaci di modificare il modo di vedere il mondo?
Le paure vere o immaginarie si coalizzano e cambiano il modo di relazionarsi. Inoltre, impediscono di distinguere cosa sia realmente spaventoso e cosa preparato ad hoc per indurre in uno stato ansiogeno, in una sorta di “insicurezza ambientale”.
Le paure divengono fluttuanti, ossia distaccate dall’origine dell’ansia che aleggia nell’aria, e le persone vedono il disastro procurato dai pericoli, imminente.
In questo clima preordinato, le notizie di nuovi rischi alimentano la mole di ansia presente nella società che seppure contenuta, attende di circolare.
La paura più pericolosa è quella che nasce da una ragione poco chiara ed è priva di una destinazione; è quella che Bauman ritiene essere utilizzata per essere trasformata in capitale politico e/o commerciale per fini che avvantaggiano chi la veicola.
La paura liquida fluttua nella moderna società liquida rendendola sempre più precaria, e l’idea del progresso inarrestabile decade; anche l’Illuminismo che si prefigurava di rendere la natura gestibile in quanto domabile e sottomessa alla ragione umana appare inattuabile.
Attualmente, i tremendi pericoli dell’umanità si mostrano come risultati accidentali della lotta dell’uomo per il controllo sulla natura che diventa sempre meno prevedibile.
La paura sociale si trasforma, delle lotte per l’uguaglianza non se ne parla più, e compaiono le cosiddette “vite di scarto”, quelle che rappresentano l’enorme capitale di ribellismo e si vivono come generatori di paura, soggette esse stesse alla paura che deriva dal timore dell’esclusione.
Oggi, la paura è innescata dall’anormalità, dal fuori dall’ordinario, dal non necessario, dal privo di un buon motivo; in precedenza, era la lotta per la giustizia sociale a essere considerata una lotta per la liberazione dalla paura.
Le popolazioni sono divenute più ricche, e le paure dalla sfera della sopravvivenza fisica sono passate a quella della dignità umana e dell’autostima, che si basa sulla preservazione dello stato sociale ereditato o acquisito.
Il diritto di diventare uguali è stato sostituito dal diritto di essere diverso, allontanandosi dall’idea dell’uguaglianza a favore della parità.

