La parata più importante di Matteo Sereni non è in un campo da calcio, ma in un’aula di giustizia

L’ex portiere di Torino, Lazio, Sampdoria, Brescia e di tante altre squadre di primo piano è stato prosciolto dalla terribile accusa di avere commesso abusi sessuali su due figli piccoli. Il gip del tribunale di Torino, Francesca Firrao, ha disposto l’archiviazione del procedimento nei suoi confronti. Con un’ordinanza che va ad affrontare uno snodo importante nelle vicende di questo tenore: la possibilità che i minori rischino di essere condizionati dall’atteggiamento degli adulti.

Il fascicolo processuale riguarda una vicenda cominciata tra il 2009 e il 2010 nel solco di un rapporto di coppia terminato in modo burrascoso, ed è approdato a Torino dopo un pellegrinaggio in varie località italiane. Nel 2015 il tribunale di Tempio Pausania condannò Sereni con una sentenza che fu annullata due anni dopo dalla Corte d’appello di Sassari, i cui giudici disposero il trasferimento della causa nel capoluogo piemontese.

“L’argomento è stato affrontato senza cautele”, sottolinea il giudice, e “nel tempo le modalità di audizione sono state non rispettose delle cautele richieste da tutti gli esperti del settore per preservare la genuinità del racconto da parte di bambini così piccoli”. La materia è delicata, ed esistono norme, procedure specifiche e linee-guida (per esempio quelle contenute nella Carta di Noto del 2017) che devono essere seguite. Perché bisogna impedire che, in conseguenza di un atteggiamento più o meno consapevole di un adulto che chiede al bambino di raccontare un fatto, si formino dei “falsi ricordi”.