La “lezione” dei giudici ai baby stupratori di San Valentino Torio

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C’era una “pecora bianca” nel gruppo dei cinque minori accusati di aver stuprato una 15enne di Sarno. E’ difeso dall’avvocato Cosimo Vastola ed è l’unico che i giudici del Riesame hanno deciso di scarcerare. Rispetto agli altri suoi amici, ha avuto un atteggiamento e un approccio differente, defilato, nonostante la medesima infamante accusa. Eppure, è stato meritevole di una misura alternativa che non “gli pregiudicherà la crescita”. Si evince dalla lettura che i giudici del Riesame hanno dato sui fatti dello scorso 26 giugno. E’ vero, il giovane non ebbe un rapporto completo con la ragazzina. Non abusò di lei. Tra i due ci fu un rapporto orale. Per la procura è violenza sessuale, dato che non vi fu il consenso dell’altra parte. Eppure, è il contesto che aiuta il ragazzo a essere visto sotto luce diversa, rispetto al resto del branco

«Appare perfettamente integrato – dicono i giudici – nella propria famiglia e nel contesto scolastico e, pur in assenza di dichiarazioni accusatorie a suo carico da parte della vittima, probabilmente dovuta allo stato confusionale in cui la stessa versava, non solo ha confessato pienamente gli addebiti. Ma anche costantemente affermato che il rapporto avuto si era realizzato contro la volontà di questa». Il giovane si avvicinò alla vittima solo alla fine delle varie violenze subite, quando il branco era andato via, mostrando una “immediata resipiscenza” e in qualche modo, “una certa forma di solidarietà, espressa nell’aiutare la ragazza – come la stessa ha dichiarato – ad uscire dal garage, peraltro esponendosi al rischio di una immediata identificazione“. Per i giudici, dunque, il carcere va sostituito con i domiciliari, proprio per “non interrompere i percorsi educativi

La dinamica dell’agguato

Duro il commento che viene invece riservato agli altri quattro (che restano tutti in carcere).

La ragazza quella sera arriva presso la villa comunale di San Valentino per incontrare le amiche. (Falsa la circostanza che dovesse incontrarsi con uno dei cinque). Dopo un po’, becca uno di loro con il quale si ferma a chiacchierare. Poi ne arrivano altri due (di cui uno nelle conoscenze della vittima). Sono proprio questi ultimi due a provare a farsi seguire dalla ragazza, che però rifiuta. A quel punto viene prelevate con forza e condotta nel parcheggio sotterraneo. Per il Riesame, i ragazzi erano “tutti” nello scantinato, dove poi comincia lo stupro. Il primo denuda la vittima, per violentarla. In “immediata sequenza” arriva il secondo e infine il terzo. Dopo quasi 50 minuti i primi due vanno via, mentre proseguono gli altri due. Infine il quinto, di cui si è parlato in precedenza

Perché per loro vi è la conferma del carcere? Oltre alla pericolosità sociale e alla possibilità di inquinare le prove, anche perché la vittima quella sera fu “soggiogata” e messa nella condizione di non riuscire a reagire. Pianse per quasi un’ora, ma senza impietosire nessun di loro. La stessa violenza sessuale sarebbe stata persino “premeditata”. Circostanza che vedrebbe la sua origine in un rapporto pregresso che la vittima avrebbe avuto con uno dei cinque. E una conferma dal fatto che gli aggressori avrebbero fatto, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, ingresso nel garage. L’agguato sarebbe stato premeditato e dimostrato anche dal rinvenimento di preservativi della stessa marca che tre giovani del branco avevano quella sera

La lezione dei giudici

L’intero episodio – scrive il Riesame – «manifesta un profondo disprezzo per la vittima e una cinica indifferenza per il suo profondo disagio». Quella sera, infatti, la ragazza non stava benissimo in salute. «Ne la permanenza in casa né il collocamento in comunità garantirebbero adeguatamente la realizzazione di tali esigenze da parte di persone che, finora incensurate, appaiono fortemente caratterizzate da un’inclinazione a reati di tale gravità quale quello loro ascritto. Soltanto una revisione critica dell’accaduto, unitamente ad una sincera e meditata resipiscenza, all’esito di un percorso rieducativo da svolgersi in ambito custodiale, potrà consentire una rivalutazione prognostica in senso più favorevole».