La “juta a Montevergine”: i tammorrari chiudono il ciclo delle 7 Madonne

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La festa della Madonna di Montevergine apre e chiude il ciclo delle ‘feste delle 7 Madonne’, l’unica che viene onorata due volte l’anno, il 2 febbraio e il 12 settembre, da folle di devoti e tammorrari che intonano canti votivi e della tradizione popolare sin dalla sera precedente al Ss. Nome di Maria. Tradizione vuole che ballerini, artisti, musici, devoti e gente di ogni dove si radunino ad Ospedaletto d’Alpinolo in attesa delle primissime luci dell’alba, prima di affrontare la salita (A Juta) dalle pendici del monte Partenio fin sul Santuario, passando per la Sedia della Madonna, un masso ove si narra che la Vergine si fosse fermata a riposare e che i pellegrini sembrano quasi aver levigato sedendosi nel corso dei secoli. “Chi vo’ grazie ra Mamma Schiavon’, ca sagliésse lu Muntagnon”, recita il canto corale dei pellegrini che scandisce la ‘juta, dove ognuno espia simbolicamente i propri peccati ripagando catarticamente con sudore e fatica.

madonna_montevergineLa Festa di Montevergine del 12 settembre è anche un modo per dire addio all’estate e assaporare i primi profumi e colori dell’autunno, l’atmosfera dell’inverno che verrà. Del resto come ogni culto mariano anche questo affonda le radici in arcaici riti pagani legati alla Madre Terra. “L’attuale tempio di Montevergine nasce sui relitti di un antico tempio dedicato ad Astarte/Cibele dove per millenni erano stati praticati i culti alle Grandi Madri”, spiega lo scrittore e studioso paganese Gerardo Sinatore, di cui a breve uscirà il suo ultimo lavoro “Note Indaco” in cui approfondisce il mito delle “Sette Sorelle” e la storia delle Madonne Nere, tra cui quella di Montevergine. “Nonostante la condanna dei padri della Chiesa i Misteri, che sono riti mistici di accesso al mondo spirituale, continuarono a sopravvivere nella disapprovazione del mondo cattolico. Per sincretismo, le varie formule rituali differiscono ma non la sostanza. È nei Misteri della Grande Dea Madre Eleusina, insegnati da Demetra in persona alle due più antiche famiglie di Eleusi come raccontato da Pausania, che vanno colti i significati dei residui dei riti di Montevergine”.

Approfondire la storia primordiale di questo santuario e del culto di Mamma Schiavona significa risalire agli albori della storia, là dove c’è il confine con la mitologia e la fede precristiana. “Il ciclo dei misteri iniziava a febbraio con i Piccoli Misteri come il rito della Candelora a Montevergine sino a settembre-ottobre (mese di Boedromione) con i Grandi Misteri che iniziavano con l’andata in pellegrinaggio degli Efebi cioè dei giovani (di aspetto e modi in parte femminili) a Eleusi, proprio come la juta a Montevergine di Settembre. La Madonna di Montevergine è festeggiata durante il periodo della Candelora, cioè nel Giorno della Luce e poi il 12 di settembre, quando il rito profano prevede la tradizionale sagliuta  o juta al monte – spiega Gerardo Sinatore -. La juta o sagliuta in processione simboleggia il pellegrinaggio che esprime la necessità di un incessante avanzamento senza legarsi alle cose terrene e quella di avere, attraverso una purificazione ottenuta con la fatica del percorso e l’estraniamento dalla routine, un contatto con Dio”.

Il 10, l’11 e il 12 giugno saranno tre giorni di suoni, danze, preghiere, magia, con la prima tappa ad Ospedaletto d’Alpinolo, dove si esibiranno artisti di ogni risma e gli artigiani apriranno le loro botteghe ai tanti pellegrini provenienti dal Napoletano, da Pagani, da Nocera, da Scafati, da Cava e da ogni angolo della Campania e non solo. Nella notte tra domenica e lunedì i più tenaci e fedeli saliranno il ‘Montagnone’, chi a piedi, chi con l’auto, per chiudere il ciclo delle Sette Madonne e festeggiare il Nome di Maria. In attesa che passi il buio dell’inverno ed esploda una nuova primavera di luce nel giorno di Candelora.

Luigi Ciamburro