Nella rassegna cinematografica presentata al Social World Film Festival, Mostra Internazionale del cinema sociale giunta all’ottava edizione nella cittadina di Vico Equense, ieri sera la proiezione del film La forma dell’acqua, tratto dall’omonimo libro di Guillermo del Toro e Daniel Kraus (edizioni tre60), ha captato l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori.
Vincitore del Leone d’oro e di 4 Oscar, la storia trova una giusta dimensione sia nelle pagine scritte che nelle immagini che riescono a brillare singolarmente o a sostenersi vicendevolmente.
Un romanzo visionario e fantastico in cui al centro della narrazione c’è un uomo anfibio, catturato in Amazzonia e oggetto di analisi per comprenderne la natura e la diversità.
La creatura instaurerà un rapporto che diventerà un amore struggente con Elisa, una donna muta che ricopre il ruolo di addetta alle pulizie e comunica con l’esterno attraverso il linguaggio dei segni.
La storia è il racconto di un amore in cui i personaggi, Elisa e i suoi amici, Giles e Zelda, nell’incedere della storia, diventano un unico cervello, come chiarisce Del Toro uno dei due autori.
Tutti e tre sono emarginati nella società di cui fanno parte: Elisa è muta, Giles è omosessuale e Zelda è di colore; tre personaggi forti che amano, reclamano tolleranza e desiderano integrarsi in un mondo che li respinge proprio per quelle caratteristiche che li rendono diversi in un mondo di uguali.
L’ambientazione è quella degli anni’60 negli Stati Uniti d’America, durante la Guerra fredda, e nel laboratorio di ricerca i tre sono considerati delle potenti spie sovietiche, a dimostrazione dell’esistenza di un contesto in cui prevale il disincanto e il sospetto per quello che non risulta essere comprensibile nell’immediato.
L’antagonista nel racconto è Strickland, un agente governativo, in cui il desiderio di amare si ammanterà di brutalità incomprensibile. Non mancano scene forti in cui la violenza si mostra in tutta la sua durezza e sostituisce altre forme di comunicazione.
L’amore vive sullo sfondo di una società in cui si esalta l’odio tra le nazioni, razziale, di classe, di genere in un contenitore fiabesco, sì, perché la favola risveglia le emozioni nella loro forma più semplice e infantile.
Bella l’idea di privare i due protagonisti della capacità di parlare nel modo convenzionale, l’amore è forza allo stato puro in grado di realizzare l’impossibile, anche in assenza di parole.
L’acqua è un simbolo forte nell’immaginario: assume la forma di ciò che contiene e nello stesso tempo possiede una potenza indicibile, malleabile, energica e come l’amore permea l’universo interiore senza fare rumore.
Un libro, un film straordinariamente empatico, denso di emozioni che colpiscono in un modo a cui non si è più abituati. L’incanto per qualcosa di ormai lontano, inconsueto ma presente e vibrante anche se in dissonanza con il mondo circostante.

