Sharon Scarpati, figlia di Aniello, parla per la prima volta dopo la tragedia: “Sono paralizzata dal dolore, ma porterò sempre con me i valori che mi ha lasciato”.
“Esigo giustizia, anche tra anni.”
La voce è rotta dall’emozione, ma decisa. Così Sharon Scarpati, la figlia di Aniello Scarpati, l’agente di polizia morto nel terribile incidente di Torre del Greco, ha raccontato il proprio dolore durante un’intervista alla trasmissione Ore 14 su Rai 2, condotta da Milo Infante. “Sento dentro di me l’amore, la determinazione e i valori che lui ha seminato in me e nella nostra famiglia – ha detto Sharon –. Le scelte che queste persone hanno fatto quella sera saranno pagate.”
Parole che arrivano come una ferita e come una promessa: quella di non dimenticare.
Aniello Scarpati, 47 anni, assistente capo coordinatore della Polizia di Stato, è il poliziotto morto in servizio, travolto da un Suv che ha urtato la volante su cui viaggiava, facendola precipitare in un dirupo. Il collega alla guida è rimasto gravemente ferito e lotta ancora in ospedale.
“Sono paralizzata dal dolore – ha continuato Sharon –. Io e papà ci completavamo, avevamo un legame unico. Lo porterò sempre con me. Mi diceva sempre che era fiero di essere un servitore dello Stato.”
Poi il ricordo struggente dell’ultima notte insieme, quella di Halloween:
“L’ultima volta che l’ho visto era la notte di Halloween. È uscito per andare a lavorare alle 23.30. Mi ha detto: ‘Statte accuorta’, e poi ‘spero che passi presto questa nottata e che non succeda niente’. Quelle sono state le sue ultime parole.”
Un padre che fino all’ultimo momento ha pensato al dovere, alla famiglia e al suo ruolo di poliziotto.
Sharon oggi chiede giustizia, ma anche rispetto per la memoria di un uomo che ha servito lo Stato fino all’ultimo istante.
“Papà era fiero di indossare quella divisa. E io sono fiera di essere sua figlia.”
Un dolore che non trova parole, ma che diventa forza. Una forza che nasce dall’amore per un padre e dalla certezza che chi ha causato quella tragedia dovrà risponderne davanti alla giustizia e alla coscienza del Paese.

