La Figc concede la grazia a Fontana e Pavarese. Accuse e sentenze

La giustizia sportiva aveva attribuito loro un ruolo centrale nell'elaborare la "strategia" per far sospendere anzitempo la gara Salernitana-Nocerina del 10 novembre 2013

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Istanza di grazia accolta. Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, ha “riabilitato” Gaetano Fontana e Gigi Pavarese, squalificati in prime cure il 29 gennaio 2014 con l’accusa di aver architettato e messo in pratica tutto quanto visto in campo allo stadio Arechi di Salerno in occasione del derby farsa tra Salernitana e Nocerina.

La loro squalifica – 3 anni e mezzo complessivi, con scadenza nell’estate del 2017 – si basò sui rapporti resi dal Sostituto Procuratore della Figc avv. Manolo Iengo, dal collaboratore della Procura Federale avv. Raffaele Miele e dal Commissario di Campo Tommaso Galantino.

La prima accusa fu appunto quella di aver architettato lo stratagemma delle 3 sostituzioni da fare già al 1’ del primo tempo, oltre agli infortuni degli altri calciatori volti a lasciare in campo un numero insufficiente di atleti per il proseguimento regolare della partita.

Nel rapporto scritto dagli avvocati Iengo e Miele, inoltre, emerse chiaramente l’atteggiamento dello stesso ex diggì rossonero Pavarese, che chiese alla terna arbitrale appunto quale fosse «il numero minimo di calciatori utile a garantire il regolare svolgimento della gara». Circostanza confermata in seguito anche dal Commissario di Campo Galantino nelle audizioni del 10 novembre e del 17 dicembre 2013: «Il direttore di gara mi riferì che il DG Pavarese e il presidente gli avevano richiesto informazioni su quale fosse il numero minimo di calciatori per poter continuare la gara».

E l’arbitro, Juan Luca Sacchi della sezione di Macerata, nell’audizione resa il 17 dicembre affermò testualmente che «al momento del riconoscimento dei calciatori, il DG Pavarese, rivolto a un assistente, chiese se era necessario che fossero preparati i biglietti delle sostituzioni anche se le avessero fatte subito». Una circostanza però negata dallo stesso Pavarese nell’audizione resa il 17 dicembre 2013.

Nell’audizione resa agli emissari della Procura Federale il 10 novembre 2013, invece, il tecnico Fontana garantì che «i cambi avvenuti a gara iniziata erano stati di fatto concordati, atteso che – si legge nelle trascrizioni ufficiali – avevo detto ai miei ragazzi di riferire immediatamente se non fossero stati nelle condizioni di continuare “emotivamente” la partita». Una versione smentita dallo stesso Fontana nell’audizione resa il 10 dicembre 2013: «Escludo di aver dato istruzioni in ordine ai tre cambi avvenuti al primo minuto di gioco, ai quali ho assistito da spettatore e non ho ritenuto di raggiungere in alcun modo, né telefonicamente, né per mezzo di portavoce il Fusco (allenatore in seconda, in panchina in luogo dello squalificato Fontana; ndr) per chiedere contezza di costa stesse succedendo. […] Neanche alla quinta uscita per infortunio ho ritenuto di dover attivarmi per impedire la sospensione della gara, in quanto davo più importanza all’evidente disagio psicologico dei ragazzi, ragion per cui neanche la sconfitta a tavolino mi preoccupava. […] Solo tornati in albergo ho chiesto spiegazioni al Fusco, che mi ha risposto che avrebbe dovuto sostituire tutti e 11, perché nel tunnel prima di entrare in campo, i ragazzi piangevano e avevano conati di vomito».

La Commissione Disciplinare e in seguito la Corte di Giustizia Federale riconobbero a Gigi Pavarese una «centralità nella selezione e pianificazione delle condotte illecite degli altri tesserati», oltre alla «elaborazione dell’idea illecita, per averla direttamente maturata insieme ad altri correi, oltre che attivamente coltivata anche prodigandosi nel verificarne la sua concentra fattibilità attraverso l’acquisizione delle necessarie informazioni che ne assicurassero, al momento pratico, la buona riuscita» [comunicato ufficiale n. 256/CGF pubblicato il 4 aprile 2014].

I due organi di giustizia sportiva, inoltre, riconobbero a Gaetano Fontana «un ruolo rilevante nella scelta “strategica”, concordata con i dirigenti della Nocerina, di provocare la sospensione della gara facendo venir meno il numero minimo di calciatori previsto dal Regolamento del Giuoco del Calcio» [comunicato ufficiale n. 256/CGF pubblicato il 4 aprile 2014].

La cronologia delle tappe davanti ai tribunali sportivi partì col deferimento del 23 dicembre 2013. Il 21 gennaio 2014, a Roma, il dibattimento davanti alla Commissione Disciplinare, con sentenza emessa il 29 gennaio. Il 13 febbraio si passò alla Corte di Giustizia Federale che, dopo meno di un’ora di camera di consiglio, respinse in blocco tutti i ricorsi, rendendo pubbliche le motivazioni della sentenza il 4 aprile del 2014.

Il 25 giugno 2014 il TNAS ridusse da 12 a 8 mesi le squalifiche inflitte ai calciatori Remedi, Kostadinovic, Danti e Hottor; nella stessa sede, fu ridotta da 3 anni e 6 mesi a 1 anno l’inibizione al medico sociale Giovanni Rosati. Il 4 luglio, infine, lo stesso TNAS ridusse da 12 a 8 mesi la squalifica inflitta al calciatore Lepore.