La fattoria degli animali. Un libro prettamente satirico, ma anche riflessivo

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L’ autore George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair(Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio1950), conosciuto in vita come un giornalista e opinionista politico e culturale, oltreché prolifico saggista ed attivista politico-sociale, oggi generalmente considerato uno dei maggiori autori di prosa in lingua inglese del XX secolo.

La sua grande fama è dovuta anche a due romanzi, scritti verso la fine della sua vita negli anni quaranta: l’allegoria politica de La fattoria degli animali e il distopico 1984, che descrive una così vivida realtà fantapolitica e fantascientificatotalitaria da aver dato luogo alla nascita dell’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero.

Polemista lucido e anticonformista, Orwell non risparmiò critiche neanche all’intellighenzia socialista inglese, alla quale si sentiva profondamente estraneo.                                         Era e rimase fino alla fine un convinto socialista, ma la presa di coscienza, in virtù anche delle tragiche esperienze personali, delle contraddizioni e dei fatali errori della linea politicaimplementata in Unione Sovietica sotto la dirigenza di Iosif Stalin, lo portò ad abbracciare un virulento antisovietismo, scontrandosi così con una consistente parte della sinistra europea dell’epoca.

La fattoria degli animali di Orwell, è un capolavoro della letteratura mondiale, pubblicato per la prima volta nel lontano 1945, il libro è prettamente satirico, ma anche riflessivo.

Essenzialmente era nato come favola per bambini, quindi ha un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, ma nasconde un significato allegorico, rappresenta la società russa e la rivoluzione russa, che si trasforma in un regime a poco a poco, parla perciò del totalitarismo sovietico in epoca staliniana.

Gli animali rappresentano i desideri nascosti dell’uomo, come la libertà e il potere.                La trama racconta di come gli animali di una fattoria, si ribellano al “padrone” cacciandolo via e si autogestiscono da soli, creando poco per volta, le proprie leggi e una casta interna che porta solo ad una dittatura tra gli animali.

A capo ci sono i maiali che comandano l’intera fattoria e che, come le persone più potenti del mondo, decidono loro cosa sia giusto e cosa no, a discapito dei più deboli.                         C’è un momento del romanzo, in cui le sette regole che il gruppo di ribelli si era dato per organizzare la vita all’interno della fattoria vengono soppiantate dall’unico motto “Tutti gli animali sono uguali” a cui viene aggiunto “ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Questa fu la sintesi trovata da Orwell per spiegare i meccanismi che possono corrompere gli ideali rivoluzionari, seppur mossi dalla volontà di creare società più giuste ed egualitarie.

Di qui capiamo la morale dell’opera, molto chiara e diretta: “La sete di potere impedisce la creazione di un mondo paragonabile al locus amoenus dell’antichità classica”.

Un eccezionale rivisitazione del mondo umano politico in chiave animalesca, un fantasy che presenta la verità della realtà in cui viviamo.

Insegna molto, soprattutto come chiave di lettura del mondo odierno, nonostante siano passati molti anni da quando è stato scritto il libro, contiene all’interno un significato su cui ancora oggi si discute molto.