La Caffettiera cambia volto, addio a uno storico simbolo di Napoli

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È la fine di un’epoca, una di quelle che Napoli avverte quasi fisicamente. Dopo più di trent’anni cala il sipario su La Caffettiera di piazza dei Martiri, uno dei luoghi più iconici della città. Lo storico bar di Chiaia, aperto nel 1982 dalla famiglia Campajola, passa ufficialmente di mano. Non è una semplice cessione commerciale, ma un passaggio che segna la chiusura di una stagione fatta di incontri, potere, abitudini e riti quotidiani che hanno attraversato generazioni.

A rilevare lo spazio è Diego Nuzzo, patron del marchio Coco Loco, che con questa operazione rafforza ulteriormente la propria presenza in uno dei quadranti più strategici di Napoli. Dopo il ristorante di Cappella Vecchia e il bistrot di via Calabritto, piazza dei Martiri diventa il terzo presidio di Nuzzo a Chiaia, consolidando una visione imprenditoriale che guarda al centro elegante della città come a un laboratorio permanente di trasformazione.

Un progetto nuovo in un luogo simbolo
Il passaggio di consegne sarà operativo dal 7 gennaio. Da quel momento partirà una fase di lavori destinata a durare almeno tre mesi, necessari per intervenire sia sugli spazi interni che su quelli esterni. L’idea non è cancellare la memoria del luogo, ma reinterpretarla. Nuzzo spiega che lo spirito del locale resterà, ma verrà declinato in una chiave completamente nuova, con l’obiettivo di costruire un progetto dal profilo europeo, capace di dialogare con una città che sta cambiando pelle.

All’esterno sono previsti divani e una nuova concezione del dehor, mentre all’interno cambieranno colori, atmosfere e funzioni. Il locale sarà pensato per vivere l’intera giornata, dalla prima colazione fino alla cena e al dopocena. Una sequenza continua di proposte che includerà ristorazione, cocktail bar, sala da tè nel pomeriggio e apertura al lunch a partire dalle 12. Tutto sotto l’insegna Coco Loco, con menù ancora in fase di definizione ma già orientati a una clientela internazionale.

Un cambio che segna una discontinuità
Il nuovo corso non prevede la continuità occupazionale dei dipendenti storici de La Caffettiera. Nuzzo applicherà una formula già sperimentata con successo nel bistrot di via Calabritto: coinvolgere i suoi collaboratori storici, affidando loro la gestione di nuovi progetti sotto la sua supervisione diretta. Una scelta che segna una netta discontinuità con il passato e che rende evidente come il cambio di gestione non sia solo formale, ma strutturale.

Con questa operazione si chiude definitivamente l’era dei Campajola, una famiglia che ha scritto pagine importanti della storia dei pubblici esercizi a Napoli. La prima Caffettiera nasce nel 1982 proprio in piazza dei Martiri, nel cuore elegante della città. Nel 1991 il marchio approda a Roma, in piazza di Pietra, mentre nel frattempo arriva anche al Vomero, in piazza Vanvitelli, nell’emiciclo inferiore, esperienza che si concluderà poi con la chiusura.

Molto più di un bar
Ridurre La Caffettiera a un semplice bar sarebbe un errore di prospettiva. Per decenni è stata un crocevia silenzioso ma decisivo della vita cittadina. Punto di riferimento per i frequentatori della vicina sede di Confindustria a Palazzo Partanna, per chi gravitava attorno agli uffici del Calcio Napoli, per professionisti, imprenditori e dirigenti. Ma anche luogo scelto da politici di schieramenti opposti come spazio neutro, dove incontrarsi lontano dai riflettori e provare a trovare sintesi, accordi, compromessi.

Ai tavolini del dehor, uno dei primi in città, sono stati suggellati accordi, prese decisioni, costruite relazioni. È lì che molti turisti, negli anni in cui Napoli iniziava timidamente ad aprirsi al mondo, scoprivano una città elegante e accogliente. Le guide indicavano La Caffettiera come tappa imperdibile, affacciata sull’unica piazza triangolare d’Italia, dove bere un caffè fatto a regola d’arte, vero marchio di fabbrica del locale.

Il silenzio dei Campajola e il tempo che cambia
Guglielmo Campajola sceglie il silenzio. Nessun commento diretto sul passaggio di testimone, nessuna polemica. Solo il richiamo a una vita spesa al timone de La Caffettiera, anche quando il marchio trovò spazio nella sede dell’Ordine dei giornalisti in Villa comunale. Un percorso vissuto sul fronte avanzato di una città complessa, mai semplice, che richiede resistenza, visione e capacità di adattamento.

Arriva però un momento, lascia intendere, in cui bisogna saper assecondare la voglia di voltare pagina. Napoli cambia, i suoi luoghi simbolo si trasformano, e anche ciò che sembrava immutabile deve fare i conti con il tempo. La Caffettiera non scompare, ma smette di essere quella che è stata. E in questa trasformazione c’è tutta la fragilità e la forza di una città che continua a reinventarsi, anche quando saluta pezzi della propria storia.