La Juve Stabia torna a vincere dopo il brutto stop di Carrara e lo fa in una maniera totalmente nuova per la squadra di Abate.
Le Vespe infatti non hanno offerto la solita prova brillante in zona offensiva, merito anche della grande organizzazione e aggressività dell’Avellino di Biancolino, ma hanno saputo sfruttare benissimo le palle inattive, tallone d’Achille delle prime giornate di campionato, riuscendo poi a gestire il risultato senza rischiare praticamente nulla.
Nelle scorse giornate invece la gestione del risultato, sia con la palla che senza, era stato il vero limite delle Vespe: col Catanzaro due punti perso da doppio vantaggio, al netto del rosso a Cacciamani, con il Mantova un secondo tempo di sofferenza contro una squadra che per un tempo non aveva fatto segnalare variazioni all’encefalogramma, con la Carrarese una furia offensiva non supportata da attenzione con le preventive aveva spianato la strada ai tre gol degli uomini di Calabro.
Un altro passo avanti dei gialloblè, sempre più creatura plasmata dalle sapienti mane del suo tecnico avellinese. Sugli scudi nella giornata di ieri il capitano, Leonardo Candellone. Il torinese era stato assente nella sfida contro la Carrarese per infortunio e la sua indisponibilità pesò come un macigno. Ieri è tornato con un recupero lampo e ha offerto un’ennesima prova da indemoniato, incarnando alla perfezione i principi di Ignazio Abate.

Osservando la sua Heatmap, scopriamo che il capitano ha svariato su tutto il fronte offensivo, allargandosi per creare spazio per le corse verticali di Mosti e Correia, venendo dietro per proteggere palla e smistarla sulle fasce, sacrificando quello che dovrebbe essere il suo terreno di caccia, l’aria di rigore.
Quello che più salta all’occhio di Candellone è la furia agonistica con cui si avventa sugli avversari, con cui pressa ogni pallone come fosse l’ultimo della sua carriera. Da una di queste azioni caparbie, quasi all’arma bianca, nasce il calcio d’angolo con cui Mosti sblocca il match.
Candellone chiude l’incontro con 17 duelli ingaggiati, numeri quasi da difensore, e 5 falli subiti, che sarebbero dovuti essere anche di più se il sig. Mucera avesse mantenuto lo stesso metodo applicato nella prima mezz’ora. Non lo scopriamo certo oggi ma la certezza è che il capitano è sempre più imprescindibile per la Juve Stabia.

