Nel decreto con cui il Tribunale di Napoli ha disposto l’amministrazione giudiziaria della Società Sportiva Juve Stabia, emerge un passaggio particolarmente delicato che riguarda Roberto Amodio, ex capitano gialloblù e attuale responsabile del settore giovanile del club.
Secondo quanto riportato nel provvedimento, i giudici evidenziano come, nonostante i cambiamenti societari e la nuova presidenza di Andrea Langella, all’interno dell’organigramma della Juve Stabia siano ancora presenti “soggetti vicini al clan D’Alessandro”. Tra questi, viene citato esplicitamente proprio Amodio, su cui i magistrati riportano gravi dichiarazioni provenienti da collaboratori di giustizia.
Il documento fa riferimento alle parole di Pasquale Rapicano, ex affiliato al clan D’Alessandro, ritenuto dagli inquirenti un profondo conoscitore delle dinamiche criminali del territorio stabiese. “Amodio Roberto è un bandito, fa quello che dicono i D’Alessandro e sta nella società Juve Stabia perché imposto dal clan”, avrebbe dichiarato Rapicano, secondo quanto riportato nel decreto.
Gli inquirenti sottolineano come queste dichiarazioni trovino, a loro dire, “riscontro nei fatti”, anche alla luce dei precedenti che in passato hanno coinvolto Amodio. Il decreto ricorda infatti la sua implicazione – quando ricopriva il ruolo di direttore sportivo della Juve Stabia – in un’inchiesta su scommesse clandestine e presunti tentativi di alterazione dei risultati di alcune partite disputate proprio dal club stabiese.
L’indagine di allora aveva rivelato contatti con soggetti ritenuti contigui alla criminalità organizzata locale. Tuttavia, in sede penale, non si giunse a una condanna per insufficienza di prove. Diverso l’esito sul piano sportivo: Amodio venne sanzionato con una pesante inibizione di tre anni dalla giustizia disciplinare, mentre la Juve Stabia subì una penalizzazione di tre punti nel campionato 2011-2012.
“Oggi, a distanza di oltre un decennio – scrivono i giudici – Amodio figura ancora nell’organico della società”. Una constatazione che, nel contesto dell’indagine, viene letta come un segnale di continuità con un passato che la Procura considera ancora non del tutto superato.
Il passaggio dedicato all’ex calciatore e dirigente si inserisce in un quadro più ampio tracciato dalla magistratura, secondo cui la Juve Stabia, pur guidata oggi da una proprietà ritenuta “estranea alle logiche criminali”, risulterebbe comunque “fortemente condizionata dai sodalizi della zona”.
Le parole contenute nel decreto rischiano ora di alimentare ulteriori polemiche e di gettare nuove ombre sul futuro del club gialloblù, già al centro di un’inchiesta che, come sottolineano gli stessi magistrati, “non intende colpire la società sportiva, ma restituirle autonomia e trasparenza, sottraendola a possibili influenze criminali”.
Un provvedimento che segna un passaggio cruciale nella storia recente della Juve Stabia e che, nei prossimi mesi, potrebbe avere importanti ripercussioni anche sul piano gestionale e sportivo.

