Juve Stabia, il calcio ai tempi del vecchio Stadio S. Marco

Juve Stabia, ricordi di un calcio romantico che non esiste più: gli anni '60 e '70 al vecchio Stadio S. Marco

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Foto: Libero ricercatore

Juve Stabia, tempo di festeggiamenti in casa gialloble’ per il 118esimo compleanno delle Vespe celebrato proprio due giorni fa ma nello stesso momento tempo anche di ricordi di un calcio romantico, un calcio che fu e che purtroppo non tornerà più, in cui il teatro delle gesta dei nostri beniamini in maglia gialloble’ era rappresentato dal vecchio Stadio S. Marco rigorosamente in terra battuta.

Nel corso della trasmissione “Passione Stabiese” andata in onda mercoledì sera alle 20:30 sulla pagina Facebook Medianews24 e sul canale YouTube Medianews24live, è intervenuto Biagio Vanacore, giornalista e figlio dell’economo della Juve Stabia degli anni ’60, che ha ben descritto l’atmosfera che regnava allo Stadio S. Marco negli anni ’60 e negli anni ’70, prima che il vecchio stadio delle Vespe subisse gravi danni (soprattutto nel settore che all’epoca era denominato “Gradinata” corrispondente all’attuale Tribuna Varano) a causa del terremoto del 23 novembre 1980 e lasciasse poi posto alla costruzione ex novo dello Stadio “Romeo Menti”, attuale teatro delle partite interne delle Vespe, inaugurato nell’estate del 1985.

La Juve Stabia degli anni ’60 e ’70 allo Stadio S. Marco.

Negli anni ’60 la Juve Stabia, che vedeva in campo tra i calciatori gli stabiesi doc Diogene e Criscuolo nonché il medico sociale Leonessa, entrava in campo dal lato dell’attuale Curva Sud, perché lì erano ubicati gli spogliatoi sia negli anni ’60 che negli anni ’70, e la canzone che accompagnava l’ingresso in campo delle squadre era “Tu sì na malatia” di Peppino Di Capri. C’era l’autobotte del Comune che innaffiava il terreno di gioco prima dell’inizio delle gare e anche tra il primo e secondo tempo. E c’era il mitico Don Mimì che preparava il thè per i giocatori della Juve Stabia e dava ad ogni calciatore un chewing-gum all’inizio della gara e tra un tempo e l’altro.

Dal lato opposto rispetto all’ingresso in campo delle squadre non esisteva la Curva Ferrovia ma esisteva il cosiddetto “Prato” poi sostituito negli anni ’70 da un po’ di gradoni che permettevano ai tifosi di vedere meglio la partita anche da lì. E c’era il cosiddetto “gol del treno” con i treni della linea ferroviaria Castellammare-Gragnano che passavano proprio dietro l’attuale Curva Ferrovia e rallentavano al passaggio dietro al campo per vedere qualche azione del match in corso. In occasione di uno di questi passaggi del treno si verificò un gol importante della Juve Stabia e da quel momento i tifosi iniziarono ad invocare il “gol del treno” ad ogni passaggio dei convogli dietro all’attuale Curva Ferrovia.

Anche negli anni ’70 lo scenario nel vecchio Stadio S. Marco non è stato dissimile da quello del decennio precedente. Era una Juve Stabia che emozionava e che vedeva sempre il pienone allo stadio con il mitico Giarrone a dirigere il tifo dalle scalee della tribuna. Le Vespe, fatta eccezione per il biennio che va dal 1972 al 1974 con la partecipazione a due campionati di Serie C, stazionarono sempre stabilmente in Serie D riconquistando la Serie C2 (quarta serie in quegli anni) solo con la vittoria del campionato di Serie D 1978-1979. Ma nonostante la Serie D, il vecchio campo S. Marco era sempre gremito in ogni ordine di posti. Scenario che appare surreale pensando a come sia difficile riempire il “Menti” attuale in un campionato di Serie B e con una squadra, quella di mister Pagliuca, che sta scrivendo una seconda pagina di storia dopo quella dello scorso anno.

Figure mitiche di quegli anni allo stadio S. Marco il custode Tramparulo che con grande maestria e senza grandi mezzi tecnici sapeva tracciare alla perfezione le linee bianche di gesso del terreno di gioco ed il capo tifoso Giarrone che seppe trasformare il tifo dalla Tribuna in un vero e proprio spettacolo aggiuntivo rispetto a ciò che accadeva in campo.

I calciatori che hanno calcato il campo S. Marco in quegli anni sono rimasti nella storia del sodalizio stabiese. Basti pensare a Giovanni Fumarola, ancora oggi il bomber più prolifico nella storia della Juve Stabia dall’alto dei suoi 63 gol realizzati in cinque campionati dal 1974-75 al 1978-79. Ma anche capitan Lusuardi (ancora oggi recordman di presenze in gialloble’), i compianti Schettino (infallibile sui calci piazzati) e Nicola De Simone e tanti altri da Nazzi a Pierbattista, Gennaro Olivieri, Annunziata, Pirone, Carrano (giocatore e allenatore), Portelli, Iancarelli, Horton e tantissimi altri.

Anni ’70 caratterizzati da due partecipazioni a campionati di Serie C (1972-73 e 1973-74) e una risalita in C2 nel 1979 ma anche da due cocentissime delusioni: lo spareggio del 1 giugno 1975 allo stadio S. Nicola di Bari, con la presenza di diecimila stabiesi, perso contro il Potenza per 1-0 con gol di Francesco Scarpa al minuto 113 del secondo tempo supplementare e due anni più tardi il campionato di Serie D perso con la Pro Cavese dopo una lotta punto a punto durata tutto l’anno e risoltasi negativamente all’ultima giornata con una sconfitta inopinata delle Vespe a Potenza contro una squadra che non aveva più nulla da chiedere al campionato che permise ai metelliani di trionfare all’ultimo respiro.

Delusioni che però non rallentarono per niente l’afflusso di tifosi stabiesi al S. Marco anche negli anni successivi, sempre pieno. E si spera che sia proprio questo lo scenario che caratterizzerà gli ultimi impegni delle Vespe nelle gare interne di questo campionato di B: un “Menti” finalmente sempre pieno anche per tributare il giusto applauso a dei ragazzi che insieme al loro condottiero mister Pagliuca, al ds Lovisa e al presidente Langella, stanno scrivendo la pagina più importante della storia ultracentenaria della Juve Stabia.