Per Ivan Juric gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio attraverso promesse mancate e sogni infranti. L’allievo più fedele di Gian Piero Gasperini, l’uomo che aveva ridato identità e ferocia al Torino, si ritrova oggi a fare i conti con un 2025 disastroso, segnato da tre esperienze consecutive finite male: Roma, Southampton e Atalanta. Tre progetti diversi, tre epiloghi simili.
Tutto comincia nell’autunno 2024, quando la Roma decide di affidargli la panchina dopo l’esonero di De Rossi. L’idea è quella di risvegliare una squadra apatica attraverso il suo calcio verticale e aggressivo. Le premesse sembrano buone, ma la realtà racconta altro: i risultati non arrivano, lo spogliatoio fatica ad assorbire il metodo rigido del tecnico e la fiducia si sgretola. Dopo dodici partite e quattro sconfitte nelle ultime cinque, arriva l’esonero il 10 novembre 2024, primo campanello d’allarme di una crisi che sembra più psicologica che tattica.
A dicembre, Juric riparte dal Southampton, ultimo in Premier League. L’obiettivo è chiaro: salvare la squadra. Ma la missione si trasforma in un incubo. In quattro mesi ottiene una sola vittoria, incassa 14 sconfitte e retrocede con sette giornate d’anticipo, firmando uno dei peggiori bilanci della storia del club inglese. La stampa britannica parla di “implosione tattica e caratteriale”, sottolineando come il temperamento del croato – già esplosivo ai tempi del Torino – abbia minato il rapporto con il gruppo. Il 7 aprile 2025 arriva la rescissione consensuale.
Pochi mesi dopo, l’Atalanta decide di puntare su di lui per raccogliere l’eredità di Gasperini. Una scelta logica, almeno sulla carta: stessa filosofia, stessa attenzione ai duelli e alla verticalità. Ma il campo smentisce presto ogni illusione. Il gruppo nerazzurro, abituato al carisma e alla flessibilità di Gasp, fatica a riconoscersi in una versione più rigida di quel calcio. I risultati non arrivano, le tensioni crescono e il 10 novembre 2025, esattamente un anno dopo l’esonero romanista, Juric viene sollevato anche dalla panchina della Dea.
Tre esoneri in dodici mesi, tre club lasciati con più dubbi che certezze. Il filo conduttore è sempre lo stesso: il carattere. Juric è un tecnico preparato, ossessivo nei dettagli, capace di costruire identità, ma anche incapace di adattarsi quando l’ambiente non lo segue. Il suo calcio funziona solo se la squadra lo abbraccia totalmente; quando l’intensità cala, tutto si sfalda.
Oggi il tecnico croato si ritrova con una carriera da ricostruire e una reputazione da difendere. In un anno ha cambiato tre panchine, accumulando numeri impietosi:
- Roma: 12 partite, 3 vittorie, media punti 1,0
- Southampton: 18 partite, 1 vittoria, media punti 0,33
- Atalanta: 15 partite, 5 vittorie, media punti 1,27
Un bilancio che racconta più di mille parole. Da promessa del calcio italiano, Juric è diventato un allenatore in cerca di se stesso. E il 10 novembre – data che segna tutti i suoi ultimi esoneri – rischia di restare, per ora, il suo personale giorno nero.

