La targa allo Stadio Azteca è rimasta, nessuno si sogna di toglierla, come hanno fatto nelle scorse ore a Napoli con Sarri, la storia resta e non si riscrive a seconda dei nostri umori. La storia di Italia-Germania 4-3, semifinale mondiale, resta intatta nella bellezza, nonostante il trascorrere di anni e generazioni, assi e modalità di televisioni. Toccò commentarla a Nando Martellini, che a mondiali messicani in corso subentrò come primo telecronista a Nicolò Carosio, secondo leggenda popolare rispedito a casa per un insulto ad un guardalinee di colore. Ripercorriamo le premesse azzurre di quel mondiale. . L’Italia è campione d’Europa, titolo vinto nel 1968 a Roma nella doppia finale contro la Jugoslavia. Cancellata l’onta della sconfitta contro la Corea del Nord al Mondiale del 1966 in Inghilterra. Il c.t. è Ferruccio Valcareggi, detto “zio Uccio”. La vigilia è agitata. Si infortuna Anastasi, rompendosi un testicolo, vengono convocati Boninsegna e Prati, viene rimandato a casa Lodetti, uomo di fiducia del “Golden Boy” . E’ un momento cruciale. Rivera capisce che per lui tira aria di panchina e dice che Walter Mandelli, capodelegazione degli azzurri, trama per la sua esclusione. Deflagra una polemica epocale. Mandelli vorrebbe rispedire Rivera in Italia, il presidente federale Artemio Franchi spegne i fuochi e “Zio Uccio” Valcareggi risolve la questione tecnica con salomonica decisione: Gianni Rivera dividerà i 90 minuti con Sandro Mazzola. “Staffetta” smette di essere parola confinata al gergo dell’atletica e diventa vocabolo di uso comune. Mazzola e Rivera si passano il testimone, l’interista gioca il primo tempo e il milanista gli subentra nella ripresa. In realtà la staffetta in questi termini prende forma soltanto in due partite, ma tanto basta per consegnarla alla leggenda. La prima volta, nella gara del girone eliminatorio contro Israele (0-0), Rivera subentra a Domenghini. Nei quarti, contro il Messico, il cambio che spacca: Rivera per Mazzola e l’Italia travolge i messicani (4-1).  Poi arriva il giorno dei giorni. Mercoledì 17 giugno 1970, stadio Azteca, semifinale Italia-Germania Ovest. Sì, Ovest, perché il mondo è diviso nei due blocchi Usa-Urss e di Germanie ce ne sono due, quella dell’Ovest, federale e filo atlantica, e quella dell’Est, repubblica popolare e comunista. L’Italia va subito in vantaggio con Boninsegna e come da tradizione italica si rinserra a protezione dell’1-0. In difesa giganteggiano Burgnich, Rosato e Cera. Rivera, subentrato a Mazzola nell’intervallo, non modifica granché il corso della ripresa. Tutti dietro a difendere. All’ultimo minuto Karl Heinz Schnellinger, compagno di Rivera nel Milan, pensa che la partita sia praticamente finita e che tanto valga avvicinarsi al tunnel per gli spogliatoi, vicino all’area degli azzurri. Così avanza e si ritrova sulla traiettoria di un pallone calciato da Libuda: Schnellinger si allunga e infila Albertosi. Uno a uno, si va ai supplementari e qui comincia “el partido del siglo”, come lo definiranno i messicani in una targa apposta all’Azteca. Gol di Muller, 2-2 di Burgnich. Altro vantaggio Italia col 3-2 di Riva, ma su corner per i tedeschi Rivera, appostato sul palo, resta a guardare il pallone toccato dal solito Muller: 3-3 e Albertosi, il portiere azzurro che Valcareggi posizionò al posto del titolare campione europeo Zoff per scarso peso del Napoli, piglia il “Golden Boy” a male parole. Questa però non è più una partita, è un romanzo. Boninsegna se ne va sulla fascia e mette al centro: la palla arriva proprio a Rivera, che spiazza Maier e infila l’epico 4-3. In Italia è notte fonda, ma la gente si riversa nelle strade per festeggiare. Finale col Brasile: entrambe le nazionali vantano due mondiali in bacheca e chi vincerà farà sua la Coppa per sempre, come deciso da Rimet. L’Italia è bollita, stracotta dalla faticaccia coi tedeschi e dall’altitudine. Boninsegna risponde all’iniziale vantaggio di Pelé, ma all’intervallo accade qualcosa di strano, Valcareggi non dispone la solita staffetta Mazzola-Rivera. Il milanista rimane in panchina. Anni più tardi lo stesso Pelé racconterà: “Temevo che entrasse Rivera, pensavo che con Rivera l’Italia sarebbe stata più pericolosa”. Rivera mette piede sul campo soltanto a sei minuti dalla fine, al posto di Boninsegna e sul 4-1 per il Brasile. Sei minuti che al rientro in Italia costano cari a Valcareggi e Mandelli, contestati all’aeroporto di Fiumicino. L’Italia come da tradizione si divide, “mazzoliani” contro “riveriani”.