Da domenica sera non ci sono più dubbi: l’Italia dovrà passare dalla porta più stretta, quella dei playoff, per raggiungere i Mondiali del 2026. Un copione già visto, che riapre ferite recenti e rimette gli Azzurri di fronte a un marzo ad altissima tensione. Il sorteggio di giovedì 20 novembre dirà tutto, ma il quadro delle possibili avversarie è ormai completo. E dentro quell’elenco ci sono due nomi che evocano ricordi pesantissimi: Svezia e Macedonia del Nord.
L’Italia ci arriverà da testa di serie, un dettaglio che almeno garantisce la semifinale in casa. Ma non toglie nulla alla complessità di una formula che lascia pochissimo margine d’errore. Una partita per raggiungere la finale, un’altra per conquistare il Mondiale: due incroci secchi che, nel bene e nel male, possono cambiare un quadriennio.
I PLAYOFF: COME FUNZIONA IL PERCORSO
Le sedici nazionali coinvolte saranno suddivise in quattro percorsi separati, ognuno con una semifinale e una finale da giocare in gara unica. Dentro ci sono le dodici seconde classificate dei gironi europei e le quattro migliori vincitrici dei gruppi di Nations League che non hanno ottenuto il pass attraverso le qualificazioni tradizionali.
Il criterio delle fasce è rigido: le seconde vengono distribuite nelle prime tre fasce in base al ranking Fifa di novembre, mentre le quattro ripescate dalla Nations League finiscono tutte in quarta fascia. Nella semifinale, le squadre della prima fascia incroceranno quelle della quarta, mentre la seconda fascia se la vedrà con la terza. Le meglio classificate giocheranno in casa. La finale, invece, non prevede vantaggi di campo: la sede sarà sorteggiata.
ITALIA, I POSSIBILI INCROCI
Gli Azzurri di Gattuso saranno in prima fascia insieme a Danimarca, Turchia e Ucraina, un segnale della forza potenziale del gruppo ma anche della pressione che inevitabilmente deriva dal dover sfruttare il fattore campo.
Il primo ostacolo uscirà dalla quarta fascia, quella delle ripescate dalla Nations League. Le opzioni non sono molte, ma tutte complicate: Romania, Svezia, Irlanda del Nord e Macedonia del Nord. È qui che si materializzano gli incubi del recente passato. Gli svedesi che nel 2017 chiusero all’Italia le porte di Russia 2018 e i macedoni che a Palermo, nel 2022, spensero il sogno di Qatar 2022 con un colpo al novantaduesimo. In mezzo, una Romania giovane e imprevedibile e un’Irlanda del Nord che vive per questo tipo di partite, dove serve più cuore che qualità.
Se l’Italia dovesse superare la semifinale, la finale la metterebbe di fronte a una squadra di seconda o terza fascia. Le seconde sono Polonia, Galles, Repubblica Ceca e Slovacchia: tutte avversarie fisiche, strutturate, difficili da domare nei 90 minuti. La terza fascia riserva altre insidie: Irlanda, Bosnia, Albania e Kosovo, nazionali che negli ultimi anni hanno dimostrato di sapersi muovere bene nelle partite sporche, dove il ritmo si abbassa e la tattica prende il sopravvento.
MARZO, UN CROCEVIA
Gattuso sa che sarà un percorso emotivamente complicato. Il tecnico lo ha ripetuto più volte: serve una squadra che non si faccia trascinare dalle paure del passato ma che vada in campo con l’idea di costruire, non solo di resistere. Il peso psicologico della storia recente è evidente, ma in casa azzurra c’è anche la consapevolezza che la qualità per passare il turno esiste.
Il sorteggio definirà la traiettoria, ma la verità è che il destino dell’Italia passa soprattutto da se stessa. Le due notti di marzo potrebbero segnare la rinascita o l’ennesimo trauma generazionale. E questa volta, più di ogni altra, non ci sarà spazio per le distrazioni. L’unica strada per il Mondiale passa da qui. E va percorsa senza più voltarsi indietro.

