Israele ricorda il 7 ottobre: cerimonie, proteste e nuovi spiragli di pace

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Israele ricorda il 7 ottobre. Israele commemora oggi il secondo anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023, una delle giornate più drammatiche della sua storia recente. In tutto il Paese si tengono cerimonie e momenti di raccoglimento per ricordare le vittime, mentre sul fronte diplomatico arrivano segnali incoraggianti dai colloqui di pace in corso a Sharm el-Sheikh tra Israele e Hamas.

Le cerimonie in Israele: il ricordo delle vittime del 7 ottobre

Le commemorazioni sono iniziate all’alba nel kibbutz Kfar Aza, uno dei luoghi simbolo dell’attacco, per poi proseguire nei pressi dell’area dove si svolgeva il Nova Festival, teatro di una delle stragi più sanguinose. Alle 11 (ora locale) è prevista una cerimonia ufficiale proprio in quel punto, mentre nel pomeriggio si terranno altre iniziative a Nir Oz e in serata, alle 21:30, a Tel Aviv.

In tutte le località coinvolte si respira un clima di profonda commozione e unità nazionale. Le autorità israeliane hanno invitato i cittadini a osservare un momento di silenzio in memoria delle oltre 1.200 vittime dell’attacco e dei 240 ostaggi catturati due anni fa.

Le proteste per la liberazione degli ostaggi

Mentre il Paese ricorda i caduti, continuano le manifestazioni davanti alle abitazioni di alcuni ministri e parlamentari, tra cui Miri Regev e Gideon Sa’ar. I manifestanti chiedono un accordo immediato per la liberazione degli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia di Gaza.

Secondo i comitati dei familiari, la questione umanitaria è ormai diventata insostenibile, e cresce la pressione sul governo israeliano affinché accetti uno scambio con i prigionieri palestinesi.

Razzoi e tensione: il conflitto continua

Proprio nelle prime ore della mattina, un razzo lanciato da Gaza ha colpito un’area nei pressi di Netiv HaAsara, nel sud di Israele. Le sirene di allarme sono tornate a suonare, anche se non si registrano feriti. L’episodio testimonia come, nonostante le commemorazioni, la tensione resti altissima.

Nella Striscia di Gaza, nel frattempo, si segnalano nuovi raid aerei israeliani che avrebbero provocato vittime tra i civili.

Sharm el-Sheikh: colloqui per la pace

Mentre Israele ricorda il 7 ottobre, sul piano diplomatico si registrano spiragli di dialogo. A Sharm el-Sheikh, in Egitto, sono ripresi i colloqui indiretti tra Israele e Hamas, con la mediazione di Egitto, Qatar e Stati Uniti.

L’obiettivo è definire una prima intesa sulla base del piano proposto da Donald Trump, che prevede un cessate il fuoco graduale, la liberazione degli ostaggi, lo scambio di prigionieri e il rafforzamento degli aiuti umanitari a Gaza.

Fonti diplomatiche parlano di un clima “positivo” e di una “roadmap” già impostata per la prosecuzione dei negoziati. I mediatori egiziani e qatarioti stanno lavorando a un meccanismo che consenta lo scambio di ostaggi e detenuti, con garanzie internazionali sul rispetto degli accordi.

Il Ministro degli Esteri tedesco ha definito “raggiungibile entro la prossima settimana” la prima fase del piano, mentre l’ex presidente Trump ha esortato i negoziatori a “muoversi rapidamente per non perdere l’occasione di fermare la guerra”.

Le parole di Guterres e l’appello per la pace

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è intervenuto nel giorno dell’anniversario, chiedendo con forza la fine delle ostilità a Gaza e la liberazione immediata e incondizionata degli ostaggi.

“Basta sofferenze — ha dichiarato Guterres —. È tempo di scegliere la speranza e di lavorare per una pace duratura, in cui israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco in sicurezza e dignità”.

Le Nazioni Unite continuano a sostenere un cessate il fuoco permanente e l’avvio di un processo politico credibile, capace di porre fine a un conflitto che, in due anni, ha provocato migliaia di vittime civili e una catastrofe umanitaria senza precedenti.

Israele tra memoria e futuro

Il secondo anniversario del 7 ottobre diventa così un momento di riflessione e, allo stesso tempo, di pressione politica. Secondo recenti sondaggi, oltre l’80% degli israeliani chiede una soluzione che ponga fine al conflitto e riporti a casa gli ostaggi.

Mentre il dolore del passato resta indelebile, l’attenzione è ora rivolta a Sharm el-Sheikh, dove la diplomazia internazionale tenta di trasformare la memoria in una speranza concreta di pace.

Se l’intesa dovesse concretizzarsi, il 7 ottobre 2025 potrebbe diventare non solo un giorno di lutto, ma anche l’inizio di una nuova fase per Israele, Gaza e tutto il Medio Oriente.