Ischia, preso in giro perché fa danza: l’appello dell’insegnante

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Ischia, preso in giro perché fa danza: l'appello dell'insegnante

A Ischia una storia semplice, ma dolorosa, riporta al centro dell’attenzione il tema del bullismo e dei pregiudizi ancora radicati attorno alla danza maschile. Un ragazzo, allievo di una scuola di danza dell’isola, ha deciso di abbandonare i corsi di danza classica e moderna per continuare solo con l’hip hop. Non per una scelta artistica, ma per difendersi dalle prese in giro dei compagni di classe.

A raccontare l’episodio è stata Barbara Castagliuolo, insegnante di danza con una lunga esperienza professionale, che ha scelto di rendere pubblica la vicenda attraverso un post sui social, trasformando il dolore di un singolo allievo in un appello collettivo contro il bullismo e le discriminazioni.

La pressione dei compagni e la rinuncia forzata

Secondo il racconto della maestra, il ragazzo aveva iniziato da tempo a manifestare disagio e insofferenza verso le lezioni di danza classica e moderna. Un malessere cresciuto mese dopo mese, fino alla decisione di rinunciare a quelle discipline che amava. Alla base della scelta, una frase semplice e disarmante: “I miei compagni di classe mi prendono in giro perché faccio il ballerino”.

Parole che raccontano una realtà ancora diffusa, dove la danza, soprattutto se praticata da un ragazzo, viene associata a stereotipi e pregiudizi duri a morire. Una pressione sociale che, in questo caso, ha portato a una rinuncia non dettata dal talento o dal desiderio, ma dalla necessità di non sentirsi escluso.

Il post di Barbara Castagliuolo contro il bullismo

Di fronte alla confessione del suo allievo, Barbara Castagliuolo ha scelto di non restare in silenzio. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato un messaggio duro e diretto, rivolto prima di tutto agli adulti. “Febbraio 2026 e ci sono ancora adulti e bambini che prendono in giro i ragazzi che fanno danza; cari genitori, state crescendo dei benemeriti omuncoli”, ha scritto l’insegnante.

Parole forti, che puntano il dito contro la responsabilità educativa delle famiglie. Secondo la maestra, il bullismo non nasce dal nulla, ma viene alimentato dall’indifferenza e dalla mancanza di correzione da parte degli adulti. “Non vi girate dall’altra parte. Ascoltate e correggete. Non fate orecchie da mercante”, ha aggiunto, sottolineando come la sofferenza, se ignorata, possa degenerare in conseguenze gravi.

Danza e stereotipi, una battaglia culturale

Il caso di Ischia non è isolato. La danza, nonostante sia una disciplina artistica e sportiva riconosciuta a livello mondiale, continua a essere bersaglio di pregiudizi quando praticata da ragazzi. Classica e moderna, in particolare, vengono ancora etichettate come “non adatte” ai maschi, alimentando un clima di derisione che colpisce soprattutto in età scolare.

In questo contesto, la scelta del ragazzo di rifugiarsi nell’hip hop appare come un compromesso per continuare a ballare senza esporsi allo scherno. Un segnale che interroga non solo il mondo della danza, ma l’intera comunità educante.

L’appello alle scuole e alle istituzioni

Nel suo messaggio, Barbara Castagliuolo ha voluto coinvolgere anche la scuola e le istituzioni. “Un appello alle istituzioni e agli insegnanti di ogni ordine e grado. Dateci una mano a cambiare le cose. Non lasciateci soli”, ha scritto, chiedendo un’azione concreta contro il bullismo e le discriminazioni.

Il suo intervento richiama l’urgenza di un lavoro condiviso tra famiglie, scuole, associazioni sportive e culturali. Educare al rispetto delle passioni e delle differenze non è solo una questione individuale, ma una responsabilità collettiva.

La vicenda di Ischia diventa così il simbolo di una battaglia ancora aperta. Quella per il diritto di ogni ragazzo di scegliere chi essere e cosa amare, senza paura di essere deriso. Anche, e soprattutto, quando sceglie di danzare.