Iran al voto. Il 21 febbraio il parlamento sarà ancora più radicale?

Il prossimo 21 febbraio il popolo iraniano sarà chiamato alle urne per le elezioni parlamentari. Quattordicimila rappresentanti hanno proposto la propria candidatura, ma tra questi il Consiglio dei Guardiani ne ha respinti 6.850 perché moderati, mostrando una preferenza verso i più radicali. I candidati concorreranno in 207 collegi per aggiudicarsi uno dei 290 seggi in parlamento.

Il presidente Hassan Rouhani ha criticato le squalifiche, ma ha comunque esortato la popolazione a recarsi in massa ai seggi per dare un segno di unità in un momento difficile per l’Iran. La Guida Suprema del Paese Ali Khamenei ha invece appoggiato la decisione del Consiglio, dichiarando che il Parlamento ha bisogno di persone che non temono di affrontare i nemici stranieri.

Queste del 21 febbraio saranno le prime elezioni parlamentari dall’uccisione del generale Qassem Suleimani, morto a inizio gennaio in un attacco ordinato dal presidente Donald Trump e compiuto da un drone statunitense.
Il parlamento iraniano non è l’organo più potente in Iran in quanto la sua libertà di azione è fortemente limitata dalla Guida suprema, la principale carica politica e religiosa del paese, e dal presidente, cioè rispettivamente dall’ultraconservatore Ali Khamenei e dal moderato Hassan Rouhani.

Non è certo la prima volta che il Consiglio dei Guardiani esclude i candidati riformisti dalle elezioni nazionali, ma si è potuto constatare che negli ultimi due anni i tentativi di spostare il regime su posizioni sempre più conservatrici sono stati particolarmente intensi.

L’elezione del nuovo parlamento che rischia di diventare ancora più radicale, è in ogni caso una vicenda da seguire perché darà indicazioni importanti sulle conseguenze che gli eventi di gennaio hanno prodotto.