Nel 2006 Alessandro Baricco scrive un saggio pubblicato in 30 puntate su Repubblica, esattamente dal 12 maggio al 21 ottobre. Nello stesso anno, gli articoli rimaneggiati diventano un libro dal titolo “I Barbari. Saggio sulla mutazione” Fandango Libri e nel 2008 la Feltrinelli edita l’opera.
Chi sono i Barbari di cui parla Baricco? I Barbari siamo noi, mutanti in un mondo che cambia dove il movimento è l’essenza stessa dell’esistenza. Questo processo è continuo e rappresenta ciò che sarà e ciò che è stato in un fluire ininterrotto.
Ogni forma di resistenza rappresenta il tentativo di conservazione posto in atto da chi in un preciso istante, è ancorato a quelli che sono i riferimenti culturali consolidatisi nel tempo e che impediscono qualsiasi evoluzione.
Il lettore è coinvolto, attraverso uno stile colloquiale, nella miriade di considerazioni ardite e per questo affascinanti di cui Baricco è il promotore.
Ci si diverte a ripercorrere itinerari culturali che veicolano inconsapevolmente i pensieri e ci si ritrova ad analizzare passaggi epocali che hanno per oggetto la tradizione vinicola, la scelta di lasciare in panchina il fuoriclasse Baggio e l’approccio con l’universo testuale che sembra svincolato da tutto quello che ha incarnato la storia passata.
Si rileva che Beethoven interruppe uno schema con la Sinfonia n. 9, (Baricco è un fine conoscitore della musica colta), e anche il suo modo di proporsi, scapigliato e inusuale, produsse sgomento nel pubblico aristocratico dell’epoca.
Questa innovazione divenne il riferimento per quella borghesia affaristica francese che vide in Monsieur Bertin (1833), il “boss dei media” del tempo, il principale esponente.
Siamo inseriti in sequenze veloci nelle quali l’intento espressivo, tratto tipico del passato, cede il passo alla comunicazione immediata, libera da filtri; l’approfondimento e tutto quello che ci spinge ad un confronto verticale si trasforma in un accesso immediato, orizzontale e prefigura scenari completamente nuovi.
E’ inutile contrapporsi a questo movimento costruendo delle piccole Muraglie Cinesi per contenere l’incedere violento di quello che viene considerato barbarico; il processo è in atto.
E’ negativa questa trasformazione? Secondo Baricco, assolutamente no. Non si tratta di contestare attraverso l’annientamento ciò che è stato, ma di rielaborarlo al fine di preservare ciò che è utile e superare ciò che impedisce il progredire di un moto.
Il nuovo assetto non è definitivo ma prevede un continuo assestamento in linea con l’incedere del tempo.
L’analisi è attuale ancora oggi e pone le basi per l’analisi e la comprensione di un mondo in continua trasformazione.

