Raymond Carver in “Cattedrale” edito da Einaudi, racconta 12 storie i cui protagonisti sono rappresentati da gente normale alle prese con le difficoltà quotidiane. Apparentemente sembra non accadere nulla di particolarmente rilevante nella narrazione, eppure il lettore si ritrova in una dimensione familiare nella quale riconosce qualcosa di pregnante che rende la lettura coinvolgente.
E’ possibile che in un racconto non accada nulla? Sicuramente no, ma è anche vero che Carver costruisce la storia utilizzando una prospettiva differente rispetto a quella a cui si era abituati e, per questo motivo, è considerato il primo tra gli scrittori minimalisti americani. (Etichetta che non ha mai condiviso, come risulta da lacune interviste).
Nato nel 1938 a Clatskanie, è stato uno scrittore, poeta e saggista americano, è deceduto cinquantenne nel 1988 a Port Angeles, di famiglia umile si dedicò a varie occupazioni, coltivando contemporaneamente la passione per la lettura e la scrittura.
Nella letteratura di Carver, i momenti decisivi sono trascurabili perché la vita non è racchiusa solo in quei fatti, ma anche e soprattutto in quegli spazi che paiono secondari.
Il lettore è immerso nel fluire di un racconto immediatamente, inserito in un discorso che non ha preamboli e che punta subito al punto d’interesse. Questo punto, si badi bene, ha a che fare con il momento che precede l’esplosione del fatto, con quello che accade prima della manifestazione eclatante, con la consapevolezza che qualcosa di deflagrante si realizzerà.
Per questo motivo, si sorvola sulle descrizioni e sulle introduzioni di situazioni, persone e luoghi; si è catapultati in una realtà oggettiva che esiste e supera ogni riferimento ad un passato rivelatore.
Da qui, il fascino di una scrittura in cui la tensione narrativa è presente sin dall’inizio ed è quella che avvicina ai personaggi di cui si scrive: uomini e donne con alle spalle l’ordinarietà dell’esistenza e per questo in sintonia con l’umanità intera.
Carver con “Cattedrale” è diventato il riferimento della letteratura americana del Novecento, il primo a raccontare non l’America dei grattacieli, ma quella della “periferia” (nella quale era nato e aveva sempre vissuto), dove le coppie litigano per la difficoltà economiche, i mariti spesso bevono e le donne si vedono costrette a prendere le redini delle proprie famiglie per sbarcare il lunario; in fondo brava gente che disperatamente combatte battaglie giornaliere per sopravvivere.

