INVITO ALLA LETTURA: Momenti di Trascurabile Felicità

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Semplicemente esilarante il libro di Francesco Piccolo uscito nel 2010 “Momenti di trascurabile felicità” edito da Einaudi nella catena Super Et. Un modo per stare al mondo, per osservare i piccoli eventi della quotidianità, quelli che potrebbero annoverarsi tra gli irrilevanti, che caratterizzano le giornate in un modo o nell’altro, di tutti.

Lo sguardo che precede il commento o la riflessione intriso di ironia e di una pacata rassegnazione per quello che si rivela e, per questo, straordinariamente divertente.

E così ci si ritrova ad essere scrutati con cupidigia dagli automobilisti in doppia fila, nella città nella quale ci si ‘ trasferiti la sera prima e non capirne il motivo fino a quando l’ingenua mossa di accostarsi a un auto ferma, per controllare se ci sia qualcosa di scomposto nella propria figura che giustifichi l’attenzione di tante persone in una metropoli indifferente a tutto, si spieghi con l’interrogativo del primo automobilista in ordine di posizione che chiede : va via? e rispondere: ma dove, se sono arrivato ieri? E capire che l’urgenza dei presenti è unicamente il posto auto.

E cosa dire del negozio di calzature nella cui vetrina si è individuato un paio di scarpe di nostro gradimento: entrare per chiedere se c’è il numero 46, sentirsi rispondere di no, essere pronti per salutare e andare via, quando la commessa tenta la sua carta e pone una domanda sorprendente: ma abbiamo il 41! Lasciando intendere che esiste un’altra possibilità per ottenere quel paio di scarpe, basta solo valutarne la convenienza.

E proseguendo, trovarsi in Norvegia e registrare l’esiguità di auto in circolazione sulle strade dove gli automobilisti rispettano i limiti di velocità pedissequamente, e sentirsi spinti a superare tutte quelle scrupolose persone per provare l’ebbrezza di essere i primi tra tutti, ipotizzando il doppiaggio delle auto del giorno prima come in un circuito automobilistico?

Piccoli rituali nei quali ritrovarsi o da scoprire, sempre con il sorriso sulle labbra pronto a trasformarsi in una liberatoria risata e conservarne l’idea per un bel po’. Mica male!