INVITO ALLA LETTURA: Ho deciso: “Solo bagaglio a mano”

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Partecipare ad un funerale interpretando il ruolo del morto è sicuramente una situazione particolare e non comune, eppure è un’esperienza realizzabile in un mondo un po’ strambo come il nostro. Nella Corea del Sud è possibile. Il paese detiene il record al mondo per suicidi con una media di 33 al giorno; le grandi società come la Samsung e la Allianz, al fine di prevenirne l’attuazione tra i propri dipendenti, predispongono “giornate funerarie” per gli impiegati in orario di lavoro, nelle quali è permesso sperimentare concretamente la propria morte.E’ da qui che parte il viaggio del giornalista Gabriele Romagnoli nel libro “Solo bagaglio a mano”, edito da Feltrinelli 2015. Romagnoli vive il proprio funerale per scoprire un nuovo senso della vita. Alcuni numeri indicano il tempo che in media un ipotetico uomo di ottant’anni dedica ad alcune attività: 23 anni si dorme, 20 si lavora, 6 si mangia, 5 si beve e si fuma, per 5 anni si aspetta un appuntamento, 4 si pensa (davvero?), per 228 giorni ci si lava la faccia e i denti, 26 giorni si gioca con i figli (immaginavo meno!), 18 si impiegano a farsi il nodo alla cravatta (pochi rispetto a quelli che impiegherei io!), e, si badi bene, 46 ore di felicità (?). Sono poche? Tante? Giuste? Questi dati spingono ad una riflessione e a una rimodulazione del tempo che ciascuno utilizza per fare delle cose, per scegliere, per orientarsi in una indistinta rotta.

Ma dove dobbiamo andare, con chi e per fare cosa? Domande che pesano come macigni se il modo per equipaggiarsi è sempre lo stesso, scandito da azioni, parole e obiettivi che seguono schemi che si considerano immutabili. La vita è lieve se decidiamo che lo sia e probabilmente il bagaglio da portare con sé deve essere contrassegnato dal segno meno: meno cose, meno parole, meno ricordi, meno paure, meno sensi di colpa. In sintesi, meno certezze. Il bagaglio del viaggiatore, metafora del bagaglio che ciascuno decide di portare con sé nel viaggio dell’esistenza, diventa espressione della perdita di tutte le sovrastrutture stratificatesi nel tempo e della liberazione dai bisogni, spesso indotti e subiti tacitamente.Il libro di Romagnoli offre questi ed altri spunti di riflessione e, partendo dalla personale esperienza, lancia una nuova prospettiva esistenziale, un nuovo modo per scoprire le pieghe della vita, perché viaggiare leggeri rende leggeri.