Invito alla lettura: “Almarina” di Valeria Parrella

Ho appena terminato il libro “Almarina”, ultima opera di Valeria Parrella pubblicato da Einaudi, e avverto una sensazione di calore. Perché? L’amore riscalda sempre e apre prospettive nuove, a volte insperate quanto inattese.

L’incontro tra due persone in una realtà difficile, come il carcere minorile di Nisida, risulta facile quanto immediato, e rompe lo schema rigido delle regole.

Quali regole? Quelle non scritte ma dettate dalla consuetudine che si consolida, giorno per giorno, nella routine degli istituti di detenzione, seppure ispirati ad interventi di recupero.

Erminia Maiorano, la protagonista che diventa anche l’io narrante nella storia, insegna matematica ai giovani detenuti rinchiusi nella struttura carceraria.

Erminia ha cinquant’anni ed è vedova, ha da poco riconquistato la capacità o volontà di distinguere i colori nella sua esistenza, quando si ritrova ad essere l’insegnante di Almarina.

Almarina viene da lontano e, come spesso accade, ha alle spalle un bagaglio pesante fatto di soprusi e violenze.

Erminia e Almarina si capiscono subito, si affiatano, e magicamente si ritrovano con il desiderio di stare insieme per condividere l’ordinario, quello che definisce il vivere di una madre con una figlia. “E così, nel quotidiano fare, avevo dimenticato sugli scalini della casa antica, lì dove i ricordi restano in nostra assenza, l’amore delle madri: senza merito, senza reciprocità e senza conquista”.

L’amore affronta e supera l’autorità, e la Parrella è lì a raccontarcelo.

E così l’iter burocratico per il rilascio dell’idoneità, da parte del Tribunale dei minori, per l’affidamento di Almarina a Erminia ha inizio: questionari da riempire, interrogatori da subire, documenti da rilasciare, carte da compilare per concedere una liberatoria ad un sentimento che già vive tra le parti interessate.

Il cuore pulsa prima della carta timbrata che non fa rumore.

Un cuore, quello dei piccoli detenuti, che batte tra le mura di un carcere, quello di Nisida, dove recuperare l’adeguatezza per muoversi nel mondo è l’obiettivo. Perdura la consapevolezza, negli adulti che assistono al tentativo, che la catapulta della vita rilancerà le giovani esistenze nel punto dal quale sono partite, proprio quello nel quale sono cadute.

Esiste un dentro e un fuori che separa la realtà al chiuso da quella esterna, il sospeso nel quale ciascuno adatta il proprio voler essere, e l’autrice dedica l’attenzione della riflessione a questo spazio; non a caso il libro è introdotto dalle parole di Antonio Gramsci, racchiuse in “Lettere dal carcere”.

Almarina è un racconto sulla possibilità di ricominciare, sull’opportunità di andare oltre l’ostacolo nel quale può capitare di essere travolti, scordando anche la sofferenza.