Nel 2008 Einaudi pubblica il primo romanzo di Valeria Parrella “Lo spazio bianco”, nel 2009 la regista Cristina Comencini, di cui è nota la sensibilità nel trattare temi delicati, ne trasse un film con l’intensa Margherita Buy.
Cos’è lo spazio bianco? E’il tempo nel quale vivere in una totale sospensione, congelando il dolore che sopraggiunge improvviso di fronte a un lutto.
Maria è una donna di quarant’anni, insegna in una scuola serale e ha trovato un suo modo per stare al mondo; un equilibrio che le permette di concedersi esperienze che contribuiscono a renderla una persona indipendente.
L’imprevista gravidanza allontana l’uomo con il quale ha una relazione, ma non la induce a liberarsi del bambino, tutto procede in una bolla di apparente superficialità fino al ricovero in ospedale e alla nascita, ad appena sei mesi di gestazione, di Irene.
La nuova situazione confina Maria in uno spazio indefinito in cui l’attesa diventa il “nulla”, la nuova realtà da gestire.
Le giornate si susseguono uguali, cadenzate dai turni in ospedale nel reparto di rianimazione, aspettando qualcosa che ricolleghi allo scorrere del tempo, ed è in questo vuoto che le immagini custodite nella memoria di Maria riaffiorano nel presente dell’inquietudine, che non diventa mai soffocante. Seppure Maria dica: “Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita. Nell’attesa ho avuto lo spazio per costruire enormi impalcature di significato, e dieci minuti dopo farle crollare, per mia stessa mano. Poi riprendere da un punto qualunque, correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginata più solida.”
E’ il racconto di una trasformazione inesorabile nella quale il baricentro esistenziale si sposta dalla donna alla figlia, inconsapevolmente, senza particolari strategie adattive, solo attraverso il superamento di quello spazio bianco.
I bambini come Irene sono chiamati prematuri, sono quelli che piombano precipitosamente nella vita dei genitori lasciandoli atterriti e impotenti. Sono bambini ancora non nati, eppure presenti nel quotidiano incedere del tempo, capaci di rivoluzionare e riprogrammare il corso di una vita.
In ogni esistenza c’è stato uno spazio bianco e sempre ce ne sarà uno a definire nuovi scenari che ne creeranno di nuovi e ancora, ancora fino a diventare la vita di ciascuno.

