Intervista allo scrittore Raffaele Aufiero 

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Parla del suo romanzo storico “Pasqua senza Papa” pubblicato nel 2022 per la casa editrice “Edizioni dell’Ippogrifo”. 

Il testo è ambientato nel 1849 quando la Repubblica romana, appena insediata, è già in crisi. In questi momenti storici, descritti con grande sagacia, si muovono i personaggi, raccontati con dovizia di sapere, spia di una penna esperta. Considerati i tanti elementi di spunto presenti nel testo, sono state poste delle domande aggiuntive per conoscere meglio il testo e contestualmente l’arte creativa dell’autore. 

Dove nasce il bisogno di scrivere un testo “Pasqua senza Papà” che parli dei moti rivoluzionari?

E’ curioso, ma la genesi di questo romanzo non è dovuta a una passione storica per il periodo in questione ma per una zona di Roma dove ho lavorato per ben 45 anni. Dopo i primi  20 anni di permanenza in questo posto, a ridosso di Piazza Navona e vicino a Sant’Andrea della Valle (una delle ambientazioni della Tosca da me evocata nel romanzo) e precisamente via del Governo Vecchio, detta anche la Via Papale, perché era quella la strada che collegava la residenza del papa con il vaticano, mi ero interrogato proprio sul perché non avessi ancora dedicato un’attenzione letteraria a un posto che mi ha visto operoso per quasi mezzo secolo”.

Perché ha scelto di raccontare Roma piuttosto che il suo Sud Italia?

Ho già raccontato il Sud Italia in un altro romanzo storico intitolato Cupa di Malaria”.

Perché “Pasqua senza Papà”? 

“Il titolo allude all’anno in cui il papa Pio IX era esule a Gaeta sotto la protezione dei Borbone in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana con il governo di Armellini, Mazzini e Saffi”.

A sinistra Raffaele Aufiero, insignito nel 2019 del premio alla carriera Aglaia.

Il romanzo parla di un bambino rapito, come mai ha scelto questo soggetto? 

Il bambino è l’innesco narrativo della storia. Dietro quel rapimento c’è la richiesta di un riscatto, un mancato accordo sulla liberazione, una missione pericolosa e un “risolvitore”… ingredienti tipici della narrativa d’avventura; a Roma la Repubblica appena costituita è già in crisi, mentre i papalini invocano il ritorno del papa esule a Gaeta; dalla Francia è in viaggio un esercito al comando del generale Oudinot per liberare lo stato pontificio. I Repubblicani al potere ordiscono un maldestro piano per “distrarre” l’attenzione del generale francese. Far rapire il figlio, anch’esso in viaggio verso Roma, ma per via di terra perché proveniente da Napoli,  in compagnia della madre e di un seguito di servitù, da una banda di briganti. Il piano avrebbe dovuto prevedere infine la consegna del bimbo rapito sano e salvo ai mandanti in cambio di un modesto riscatto. Questo per dimostrare al generale francese che il governo romano era in grado di gestire anche complesse situazioni politiche e di ordine pubblico.  Ma il piano fallisce, le sorti della Repubblica sempre più incerte e il destino del piccolo rapito ancora più compromesso. Alcuni fedelissimi di Pio IX (cardinale Antonelli, principe Alessandro Torlonia e Michelangelo Caetani, già collaboratori del Papa Re in affari di stato e polizia) incaricano della liberazione del piccolo un  certo Jan Thadeus Mniszech, sempre molto presente e ascoltato in curia, soprattutto da Pio IX,  addestrato al contrasto del brigantaggio e conoscitore dell’ostile territorio tra Ciociaria e Terra di Lavoro perché in passato comandante di una guarnigione del Corpo dei Carabinieri Pontifici a Ferentino. Ma questo personaggio nobile e generoso è è immerso in un’ atmosfera misteriosa, dovuta soprattutto a un’incerta genitura paterna che susciterà la curiosità del lettore per tutta la lettura del racconto”.

Il sindaco del Comune di Pagani Raffaele Maria De Prisco consegna un attestato di riconoscimento a Raffaele Aufiero.

Ha scelto come periodo storico il 1849, un momento difficile,complesso per i liberatori, è il breve respiro della Repubblica. Per quale motivo ha scelto questo momento storico, piuttosto che, per esempio, il 1870 “la breccia di Porta Pia” quale momento vittorioso per i sabaudi?

La vicenda si svolge e prima ancora si legittima proprio in occasione di questa assenza del papa dal suo ragno; quella del 1849 è stata appunto la prima Pasqua romana in cui il capo della Chiesa e dello Stato non era presente nel suo territorio”.

È in previsione la stesura di un altro romanzo?  

Non ancora. La creatività richiede a mio avviso lunghi tempi di incubazione, anche se poi come spesso accade i tempi di stesura sono relativamente brevi. Questo romanzo di cui abbiamo parlato lo concepì infatti, e cominciai a raccogliere documentazione all’inizio del 2000. È  uscito 22 anni dopo”.

A destra Raffaele Aufiero

Biografia di Raffaele Aufiero 

 Raffaele Aufiero, nato a Pagani nel 1953, dal 1977 risiede a Roma, dove ha svolto l’attività di bibliotecario per 40 anni. Nel 1978 conobbe Ruggero Jacobbi, che lo avvio al giornalismo teatrale proponendolo al mensile “Ridotto”. Critico militante, poeta e scrittore ha pubblicato circa 20 libri e ha scritto 14 commedie. 2 suoi romanzi sono stati tradotti in arabo e in armeno. Ha realizzato programmi radiofonici per la Rai e ha collaborato con la biblioteca Curcio. È stato per  7 anni consulente generale del premio letterario Pagani città di S.Alfonso e del B. Tommaso Maria Fusco”. Insignito nel 2019 del premio alla carriera “Giovanni Paolo II” dell’associazione Aglaia.