L‘appuntamento si terrà sabato 14 settembre alle ore 19 al Palazzo San Giovanni di Cava de Tirreni. Vincenzo Falcone, founder di Golocious e pioniere della cultura food sui social network, ci trasporterà, tramite questa serata da lui organizzata, alla scoperta della diversità culinaria, culturale e geografica del nostro Paese.
Di Marco Visconti
Luca Cantore D’Amore – critico d’arte per importanti realtà imprenditoriali come Rocco Forte Hotel e Ralph Lauren in qualità di Ambassador per l’Italia – e Piero Armenti – fondatore de «Il mio viaggio a New York» giornalista e scrittore – si confronteranno sulla varietà del mondo odierno e sulle diversità che lo caratterizza. A tal proposito, sono stati intervistati i due influenti e prestigiosi ospiti.

Luca Cantore D’Amore
L’arte glocal si può riassumere in un panino McDonald’s (global) adattabile ai singoli contesti geografici (local)?
«L’arte glocal può riassumersi, purtroppo, in un panino McDonald’s (global) attendibile ai singoli contesti geografici (local) perché la sindrome della modernità è una sindrome emulativa e capillare, invasiva, che vede l’icona, quale può essere per esempio il food, la cinematografia, moda, rifrangersi per spirito emulativo, senza consapevolezza in ogni angolo del pianeta, grazie alla potenza sterminata e indomita del web.Il problema non è come si riassume l’arte da global a local, il problema è quanto i local siano consapevoli di cosa avvenga nel global. Credo che ne siamo poco consapevoli: infatti ciò che può essere di riferimento, in realtà, diventa emulazione senza reinterpretazione, quindi dettata dal buio della conoscenza che non ha speranza».
Sembra di vedere in giro poco glocal ma tanto global unitamente al conformismo più becero, lei cosa ne pensa?
«Il conformismo più becero è legato alla risposta data in precedenza, ma è anche una delle grandi malattie che serpeggiano nel contemporaneo, perché la realtà è che l’Italia, più di ogni altra nazione occidentale, è sia global che local. Basta considerare la grande varietà che si sviluppa di chilometro in chilometro all’interno di una forte identità connotativa di questo Paese. L’Italia è il primo Paese al mondo in cui nasce prima la cultura e poi la nazione, nasce prima l’identità e poi il perimetro. Questo perché l’ecosistema Italia è già un mondo che contiene mondi, che contiene sia un’identità solida e scandita ma è anche variegata in una diversità commovente, dolce che dovrebbe essere riesumata e inserita in un panorama globale, che va veloce, essere elemento di vendita, commercio, di un’anima che rischia di essere perduta».
L’arte locale sta vivendo un momento di crisi o di grande prosperità? Come può l’arte locale penetrare più facilmente nel mondo globale?
«L’arte locale è quasi esclusa dal mondo globale, a nessuno interessa i piccoli poeti, i piccoli pensatori, i piccoli gesti del perimetro della musica della delicatezza, questo perché i soggetti suddetti collassano con un effetto pancake su loro stessi, eccetto che per gli errori del sistema, questi sono un felice inciampo nel globale che, grazie alla potenza di nuovi mezzi di comunicazione, possono per una vicenda casuale o meritocratica venire alle cronache del mondo e riuscire, ma sono casi rari, ameni».
Piero Armenti
Si parla spesso di crisi di identità in molte realtà territoriali di Italia. Com’è lo stato identitario e culturale negli Usa, in particolare a New York?
«New York non è una città identitaria, ma è aspirazionale. È newyorkese chiunque creda in quel sogno di progresso che ha caratterizzato questa metropoli. È in crisi questo sogno? Credo di no».
Lei racconta New York agli italiani, ha avuto mai modo di raccontare l’Italia e la sua città Salerno ai newyorkesi?
«No, ma penso sia facilissimo raccontarla legando Salerno a quel mito molto radicato tra gli americani del “dolce far niente”. Bisogna raccontarne la lentezza, la semplicità, la vivibilità».
A New York si vive ancora lo stereotipo italiano di pizza, mandolino, mafia e spaghetti?
«Non piú, l’Italia è terra di design, arte, moda, buon cibo. Quello stereotipo è definitivamente sorpassato, resiste solo nella dimensione cinematografica».

Altri ospiti d’eccezione si confronteranno sul glocal: Bruno Sodano – ideatore e curatore della guida Post card from Cilento-; Barbara Guerra – direttrice e curatrice delle prestigiose guide 50 top pizza & 50 top Italy -; Domenicantonio Galatà – nutrizionista esperto e presidente dell’associazione Ainc – ; Maria D’Amico – marketing & sustainability manager Gruppo D’Amico.

