Inps, truffa sulla produttivita’. 81 indagati tra dirigenti e funzionari

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Sono 81 i nomi iscritti dalla procura di Nocera Inferiore nel registro degli indagati per l’inchiesta su una maxi truffa alle casse dell’Inps. E’ il filone che coinvolge al momento dirigenti e ispettori della sola Regione Campania. Le accuse sono di truffa e falso ideologico. L’ipotesi investigativa del sostituto procuratore Roberto Lenza è che molti dei dipendenti abbiano incassato premi di produttività collegati all’inserimento di dati falsi. I numeri venivano immessi nel computer di ogni sede, per poi giungere presso quello centrale dell’istituto previdenziale. In alcuni casi, la cifra per la produttività sfiorava i 200 mila euro all’anno. Nel registro degli indagati figurano i referenti degli uffici provinciali e regionali, con alcune posizioni impegnate invece presso la sede di Roma. Molti di quelli attenzionati, potrebbero anche essere sentiti dalla procura nei prossimi giorni. Gli 81 nomi sono così divisi: 50 dirigenti e 31 funzionari. L’indagine condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria è vicina ad essere conclusa, anche in virtù del tanto materiale raccolto in giro per l’Italia dagli investigatori e dagli ispettori del Lavoro. 

Al centro del presunto raggiro, le somme che Roma erogava a titolo di incentivo e di produttività. La complicità per “gonfiare” quelle cifre sarebbe risultata totale, con i ruoli di funzionari, ispettori e dirigenti di ogni livello a concorrere nelle ipotesi di reato. Il nuovo filone investigativo scaturito dall’inchiesta del 2012 ribattezzata «Mastrolindo», il cui nome trae spunto dai primi raggiri collegati alle imprese di pulizie, concentra la sua attenzione sui rapporti di lavoro presso centinaia di aziende del territorio. Per i dipendenti, l’Inps erogò circa 400 milioni di euro. Soldi sui quali gli indagati avrebbero lucrato, inserendo nel computer dati falsi relativi al numero di rapporti di lavoro disconosciuti. Numeri che servivano a raddoppiare la quantità di lavoro svolto e a raggiungere gli obiettivi, per poi incassare i premi di produttività. Il numero degli indagati sarebbe tuttavia destinato a salire, con l’iscrizione di altre posizioni, ben più «prestigiose» rispetto a quelle già di fatto individuate. L’inchiesta sui funzionari generò a sua volta una seconda indagine parallela, nei confronti questa volta del direttore generale dell’Inps, Massimo Cioffi. Il suo ruolo fu attenzionato dal pm Roberto Lenza in seguito al contesto che si venne a creare per una procedura di incentivo che il gruppo Enel realizzò all’esodo dei suoi dipendenti, ma senza pagare i contributi previdenziali dovuti. Un aspetto che fece scaturire un contenzioso tra Enel e Inps, con un «buco» di circa 40 milioni per quest’ultimo. Quell’ammanco, sarebbe stata la diretta conseguenza del mancato versamento di contributi relativi al Tfr e alle mensilità aggiuntive da parte di Enel per circa 15 mila lavoratori. Il ruolo di Cioffi fu ritenuto importante per gli inquirenti perché prima di rivestire la carica di direttore generale dell’istituto previdenziale, aveva ricoperto quella di capo del personale di Enel tra il 2006 e il 2014. Proprio il periodo nel quale gli incentivi all’esodo vennero usati. Qualche giorno fa, attraverso i suoi legali, Cioffi ha presentato una corposa memoria difensiva, ora al vaglio dei carabinieri.