INPS chiede soldi indietro ai pensionati: l’ultimo caso è clamoroso. Un solo giorno di lavoro può costare un anno intero di pensione. È questa la situazione paradossale in cui si stanno trovando sempre più pensionati usciti con Quota 100, finiti nel mirino dell’INPS per aver svolto piccoli lavori saltuari. Una “stangata” che sta alimentando ricorsi, contenziosi e un acceso dibattito sulla proporzionalità delle sanzioni.
Il caso simbolo: 379 euro e una richiesta da 21mila
La vicenda che ha fatto più rumore riguarda un pensionato che nel 2021 ha percepito 379 euro lordi per una comparsa in un film girato a Vermiglio. Un’esperienza durata pochi giorni, ma sufficiente perché l’INPS contestasse la violazione del divieto di cumulo previsto da Quota 100, chiedendo la restituzione di oltre 21mila euro, pari a circa un anno di pensione.
Il caso è finito davanti al giudice del lavoro. Il Tribunale di Trento ha emesso un provvedimento cautelare che, almeno per ora, ha bloccato le trattenute sull’assegno pensionistico, accogliendo il ricorso d’urgenza e sospendendo il recupero fino alla decisione nel merito.
Perché l’INPS chiede indietro la pensione
Il nodo è nella regola di incumulabilità di Quota 100. Chi è andato in pensione anticipata con questa misura non può cumulare l’assegno previdenziale con redditi da lavoro dipendente fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
L’unica eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale, consentito entro il limite di 5.000 euro lordi annui, che deve comunque essere comunicato all’INPS. Se la regola viene violata, l’Istituto procede alla sospensione della pensione e al recupero delle somme ritenute indebitamente percepite.
Il problema nasce quando anche attività minime – un giorno di lavoro, poche ore, compensi irrisori – vengono formalizzate come lavoro dipendente, facendo scattare automaticamente la sanzione massima.
La lettura rigida della norma e le sentenze
In diversi casi, l’INPS ha applicato una lettura molto rigida della normativa, arrivando a chiedere indietro l’intera annualità di pensione anche per lavori di scarsissimo valore economico.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30994/2024, ha stabilito che la violazione del divieto di cumulo può comportare la sospensione della pensione per tutto l’anno solare, legittimando quindi il recupero dei ratei.
Tuttavia, il tema della proporzionalità resta aperto.
I contenziosi che si stanno moltiplicando
Il caso del figurante di Vermiglio non è isolato. In Trentino ha fatto discutere anche la storia di Angelo Menapace, ex panettiere di Tuenno: 30 ore di lavoro in una pescheria, 280 euro incassati e una richiesta INPS da 19mila euro.
A Ravenna si è arrivati fino alla Corte costituzionale per un caso limite: una sola giornata di lavoro agricolo, 83,91 euro lordi, con contestazione sull’intera annualità. La Consulta, con la sentenza 162/2025, ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate, ma ha evidenziato il problema della sproporzione tra reddito percepito e sanzione applicata, soprattutto quando l’attività è minima.
Anche a Torino si registra una decisione significativa: un pensionato aveva lavorato un solo giorno come comparsa per 78 euro e 48 centesimi. L’INPS aveva chiesto 24mila euro, ma la Corte dei conti del Piemonte ha stabilito che l’Istituto potrà trattenere solo una mensilità, restituendo il resto.
Un problema che riguarda centinaia di migliaia di pensionati
Il potenziale del contenzioso è enorme. Quota 100 ha interessato oltre 374mila persone nel triennio 2019–2021. Molti di questi pensionati, prima di raggiungere l’età della vecchiaia, possono incappare – anche senza intenzione – in prestazioni brevi, contratti a chiamata, lavori stagionali o incarichi occasionali formalizzati come lavoro dipendente.
Nel caso di Vermiglio, la difesa insiste su un punto chiave: l’attività sarebbe stata sporadica, priva degli elementi tipici del lavoro subordinato come orari fissi, direttive e controllo continuativo. Sarà il giudice a stabilire se questa linea potrà evitare la restituzione integrale della pensione.
Cosa fare se arriva una richiesta di “indebito” INPS
Ogni situazione è diversa, ma alcune precauzioni sono fondamentali:
- verificare che tipo di contratto risulta agli atti (dipendente, autonomo, prestazione occasionale);
- controllare Certificazione Unica, CUD e comunicazioni INPS, anche tramite patronato;
- se parte il recupero, valutare con assistenza legale un ricorso e, nei casi urgenti, chiedere la sospensione delle trattenute.
Una norma chiara, una sanzione discussa
Il divieto di cumulo previsto da Quota 100 è chiaro. Molto meno chiara – e sempre più contestata – è la misura della conseguenza quando il reddito da lavoro è minimo. Finché non arriverà un indirizzo giurisprudenziale davvero stabile o una correzione normativa, casi come questi rischiano di continuare a moltiplicarsi, lasciando migliaia di pensionati nell’incertezza.

