Infortunio De Bruyne: tegola sul Napoli e dichiarazioni dell’ex preparatore

0
300
de bruyne infortunio napoli

L’infortunio di Kevin De Bruyne è tornato al centro del dibattito calcistico, non solo per il peso specifico del giocatore ma anche per i parallelismi inevitabili con quanto sta vivendo il Napoli in questa stagione. I numerosi stop muscolari che hanno colpito la squadra di Antonio Conte hanno spinto molti a interrogarsi sulle origini di questa ondata di problemi fisici e su quanto possano essere collegate situazioni apparentemente distanti, come l’Infortunio De Bruyne e le difficoltà degli azzurri. Per affrontare la questione con un taglio tecnico, è intervenuto Christian Giannotti, preparatore atletico ed ex membro dello staff del Napoli, ai microfoni di “1 Football Club”, programma trasmesso su 1 Station Radio. Le sue parole aiutano a mettere ordine tra cause, concause e false credenze.

Perché l’Infortunio De Bruyne è un caso delicato

Kevin De Bruyne ha una storia clinica complessa, in particolare per quanto riguarda la muscolatura posteriore della coscia. Il belga è reduce da interventi e ricadute che ne hanno minato la continuità, rendendolo un atleta estremamente esposto a nuovi stop. Giannotti lo ha spiegato così: “De Bruyne veniva già da problemi seri ai muscoli della coscia, forse lì bisognava stare più attenti anche perché era già stato operato”. Un fisico che porta addosso il peso degli anni e delle sollecitazioni di un calcio sempre più intenso, unito a un recupero che richiede prudenza estrema, rende l’Infortunio De Bruyne un esempio di quanto sia fragile il confine tra prestazione e rischio.

I paralleli con il Napoli: tra lesioni muscolari e prevenzione

Le vicende dell’Infortunio De Bruyne riecheggiano, in parte, nelle dinamiche che stanno coinvolgendo il Napoli. Gli azzurri hanno affrontato diversi problemi fisici nelle ultime settimane e alcuni tifosi hanno ipotizzato una correlazione con le condizioni dei campi di Castel Volturno. Giannotti, però, ha respinto con decisione questa teoria: “Premetto una cosa, dare la colpa ai campi di Castel Volturno è una follia. Non siamo a Torino o Milano, dove i campi si ghiacciano e sono soggetti ad intemperie gravi. Comunque lì non mi pare ci siano tutti questi infortuni muscolari”. Il preparatore ha poi sottolineato come certi gruppi muscolari siano notoriamente più esposti.
Ha ricordato, infatti, che Lukaku ha subito una lesione al retto femorale e che Anguissa è stato colpito da un problema simile: distretti che, per natura, sono molto vulnerabili. “È quella più soggetta agli infortuni nel calcio: otto volte su dieci, quando un giocatore si fa male, è lì”.

Sovraccarichi, abitudini di allenamento e rischio di recidive

Uno dei punti più interessanti emersi nell’analisi di Giannotti riguarda la ripetitività del lavoro in allenamento, che può incidere sul numero degli infortuni in una rosa. “Quando gli infortuni si ripetono su più giocatori, può dipendere da qualche esercitazione troppo ripetuta che sovraccarica un distretto. A volte basta cambiare alcune proposte di lavoro”. Non si tratterebbe quindi di un singolo fattore imputabile al Napoli, né tantomeno di un’anomalia specifica, ma di un insieme di elementi che concorrono a creare una situazione più complessa. “La situazione di quest’anno la vedo però come un quadro generale, non la imputerei a un singolo muscolo o a un fattore specifico, ma a tutto ciò che abbiamo detto prima, che va rivisto complessivamente”.

Cosa insegna l’Infortunio De Bruyne al Napoli

L’Infortunio De Bruyne rappresenta un campanello d’allarme per tutto il calcio moderno, non solo per il Manchester City. Allenamenti più intensi, calendari compressi e recuperi sempre più corti mettono a dura prova muscoli e strutture che già vivono sotto pressione continua. Il Napoli, oggi, si trova in un momento simile, con diversi giocatori fermati da lesioni che stanno frenando il lavoro di Antonio Conte. Le parole di Giannotti aiutano però a chiarire che non esiste una “colpa unica”, bensì un insieme di dinamiche da analizzare e ottimizzare. Per evitare nuovi casi alla De Bruyne, servirà una valutazione più ampia: dallo stile degli allenamenti alla gestione dei carichi, dal monitoraggio delle ricadute alla prevenzione personalizzata. Una sfida che riguarda tutti e che, per il Napoli, potrebbe essere decisiva per ritrovare continuità e competitività.